A dieci mesi di distanza dall’accaduto, vi è una notizia che torna a far parlare , quella di due migranti, a bordo della nave Diciotti, tratti in arresto. L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che ha seguito il caso fin dall’inizio, evidenzia l’esito della vicenda: il Tribunale di Trapani li ha assolti per “non aver commesso i fatti loro contestati”. Più segnatamente, rammenta l’Avvocato Pitorri (nel fare un passo indietro sull’episodio), lo scorso 12 luglio Bichara Tijani Ibrahim Mirghani, di 32 anni, originario del Sudan (regione del Darfur) e Ibrahim Hamid, ghanese di 27 anni sono stati arrestati a bordo della nave Diciotti (la, ormai, famosa nave della Guardia Costiera che, dopo essere stata ferma un giorno intero al porto di Trapani, è stata protagonista, in tarda serata, dello sbarco di sessantasette migranti partiti dalla Libia). Le accuse mosse ai due migranti sono state quelle di minacce, violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I due stranieri sono stati individuati tra i responsabili di una rivolta avvenuta a bordo del rimorchiatore Vos Thalassa (che l’8 luglio li ha soccorsi nei pressi della piattaforma libica Al Jurf – Oilfield). La rivolta sarebbe esplosa nella notte tra l’8 e il 9 luglio, nel momento in cui i migranti hanno compreso chiaramente che l’equipaggio stava per riportarli in Libia.

A dieci mesi di distanza dall’accaduto, vi è una notizia che torna a far parlare , quella di due migranti, a bordo della nave Diciotti, tratti in arresto. L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che ha seguito il caso fin dall’inizio, evidenzia l’esito della vicenda: il Tribunale di Trapani li ha assolti per “non aver commesso i fatti loro contestati”. Più segnatamente, rammenta l’Avvocato Pitorri (nel fare un passo indietro sull’episodio), lo scorso 12 luglio Bichara Tijani Ibrahim Mirghani, di 32 anni, originario del Sudan (regione del Darfur) e Ibrahim Hamid, ghanese di 27 anni sono stati arrestati a bordo della nave Diciotti (la, ormai, famosa nave della Guardia Costiera che, dopo essere stata ferma un giorno intero al porto di Trapani, è stata protagonista, in tarda serata, dello sbarco di sessantasette migranti partiti dalla Libia). Le accuse mosse ai due migranti sono state quelle di minacce, violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I due stranieri sono stati individuati tra i responsabili di una rivolta avvenuta a bordo del rimorchiatore Vos Thalassa (che l’8 luglio li ha soccorsi nei pressi della piattaforma libica Al Jurf – Oilfield). La rivolta sarebbe esplosa nella notte tra l’8 e il 9 luglio, nel momento in cui i migranti hanno compreso chiaramente che l’equipaggio stava per riportarli in Libia.

Racconta l’Avvocato Pitorri (che  ha seguito il caso, tenendosi costantemente aggiornato, nello svolgere la sua attività forense nel ramo della immigrazione) che, verso le 23.30, il  comandante della Vos Thalassa si è prontamente attivato, nel chiedere l’invio immediato di una motovedetta della Marina Militare italiana a causa di “una grave situazione di pericolo per l’equipaggio del rimorchiatore, il quale era stato fatto oggetto di minacce e violenze da parte di alcuni dei migranti soccorsi”.

Tra  la massa si è, invero, distinto un migrante con indosso una tuta di colore bianco, con una pettorina arancione (probabilmente il leader del gruppo), atto a fronteggiare il primo ufficiale dell’imbarcazione, obbligato ad invertire la rotta,  verso le coste italiane, con una manovra repentina.

A causa della gravità della situazione, si è perfino dovuta applicare la procedura di security, che viene adottata per impedire a persone estranee di assumere il controllo della nave (l’equipaggio era composto da tredici persone e non sarebbe stato in grado di fronteggiare la minaccia di oltre sessanta migranti).

Evidenzia l’Avvocato Pitorri che è anche a causa di detto episodio che, il 9 luglio, i migranti sono stati trasbordati a bordo della Diciotti. Gli agenti della Squadra Mobile di Trapani, hanno ascoltato alcuni testimoni per ricostruire i fatti. E’ emerso che uno dei due migranti protagonisti della vicenda (il sudanese), in lingua araba, avrebbe minacciato l’equipaggio di morte, se gli stessi fossero stati riportati in Libia. Ben cinquanta persone di nazionalità sudanese, libica, algerina, ghanese e pakistana avrebbero sostenuto il suddetto, fino a quando, accertata la inversione di rotta,  la situazione si è tranquillizzata, tornando normale.

I due sono stati giudicati con il rito immediato. Per entrambi la Procura ha, a suo tempo, chiesto la condanna a due anni e due mesi. Il giudice del Tribunale di Trapani, però,  li ha assolti “per non aver commesso il fatto” e dopo dieci mesi hanno lasciato il carcere San Giuliano di Trapani e presentato una richiesta di asilo politico.

A dieci mesi di distanza dall’accaduto, vi è una notizia che torna a far parlare , quella di due migranti, a bordo della nave Diciotti, tratti in arresto. L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che ha seguito il caso fin dall’inizio, evidenzia l’esito della vicenda: il Tribunale di Trapani li ha assolti per “non aver commesso i fatti loro contestati”. Più segnatamente, rammenta l’Avvocato Pitorri (nel fare un passo indietro sull’episodio), lo scorso 12 luglio Bichara Tijani Ibrahim Mirghani, di 32 anni, originario del Sudan (regione del Darfur) e Ibrahim Hamid, ghanese di 27 anni sono stati arrestati a bordo della nave Diciotti (la, ormai, famosa nave della Guardia Costiera che, dopo essere stata ferma un giorno intero al porto di Trapani, è stata protagonista, in tarda serata, dello sbarco di sessantasette migranti partiti dalla Libia). Le accuse mosse ai due migranti sono state quelle di minacce, violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I due stranieri sono stati individuati tra i responsabili di una rivolta avvenuta a bordo del rimorchiatore Vos Thalassa (che l’8 luglio li ha soccorsi nei pressi della piattaforma libica Al Jurf – Oilfield). La rivolta sarebbe esplosa nella notte tra l’8 e il 9 luglio, nel momento in cui i migranti hanno compreso chiaramente che l’equipaggio stava per riportarli in Libia.

Racconta l’Avvocato Pitorri (che  ha seguito il caso, tenendosi costantemente aggiornato, nello svolgere la sua attività forense nel ramo della immigrazione) che, verso le 23.30, il  comandante della Vos Thalassa si è prontamente attivato, nel chiedere l’invio immediato di una motovedetta della Marina Militare italiana a causa di “una grave situazione di pericolo per l’equipaggio del rimorchiatore, il quale era stato fatto oggetto di minacce e violenze da parte di alcuni dei migranti soccorsi”.

Tra la massa si è, invero, distinto un migrante con indosso una tuta di colore bianco, con una pettorina arancione (probabilmente il leader del gruppo), atto a fronteggiare il primo ufficiale dell’imbarcazione, obbligato ad invertire la rotta,  verso le coste italiane, con una manovra repentina.

A causa della gravità della situazione, si è perfino dovuta applicare la procedura di security, che viene adottata per impedire a persone estranee di assumere il controllo della nave (l’equipaggio era composto da tredici persone e non sarebbe stato in grado di fronteggiare la minaccia di oltre sessanta migranti).

Evidenzia l’Avvocato Pitorri che è anche a causa di detto episodio che, il 9 luglio, i migranti sono stati trasbordati a bordo della Diciotti. Gli agenti della Squadra Mobile di Trapani hanno ascoltato alcuni testimoni per ricostruire i fatti. È emerso che uno dei due migranti protagonisti della vicenda (il sudanese), in lingua araba, avrebbe minacciato l’equipaggio di morte, se gli stessi fossero stati riportati in Libia. Ben cinquanta persone di nazionalità sudanese, libica, algerina, ghanese e pakistana avrebbero sostenuto il suddetto, fino a quando, accertata la inversione di rotta, la situazione si è tranquillizzata, tornando normale.

I due sono stati giudicati con il rito immediato. Per entrambi la Procura ha, a suo tempo, chiesto la condanna a due anni e due mesi. Il giudice del Tribunale di Trapani, però, li ha assolti “per non aver commesso il fatto” e dopo dieci mesi hanno lasciato il carcere San Giuliano di Trapani e presentato una richiesta di asilo politico.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri