A causa delle ultime misure dell’attuale Governo, lo scorso martedì 22 gennaio 2019, con una decisione improvvisa, la Prefettura di Roma – stimolata dal Ministero degli Interni – ha disposto la repentina chiusura del Centro di Accoglienza per i Richiedenti di Asilo (C.A.R.A.) di Castelnuovo di Porto, ubicato a poco meno di 60 km da Roma, dove in una struttura in cemento armato di oltre dodicimila metri quadrati (è il secondo centro più grande d’Italia) si intersecavano diverse, tristi, dolorose vicende umane.

Un evento del genere, purtroppo, emerge in un momento che è già particolarmente drammatico per la condizione dei migranti in Italia. Pur non essendo chiare, invero, le ragioni di una chiusura così inaspettata – le notizie sono estremamente frammentate – con l’intervento dell’esercito, le circa cinquecento persone ospitate nel centro sono destinate ad essere  trasferite in  altri luoghi.

Da circa una settimana, ogni giorno ci sono pullman che partono dal centro, un  edificio che si trova fuori dal paese, in campagna.

I trasferimenti sono ancora in corso e molte persone si  rifiutano di partire, rischiando così di perdere il diritto all’accoglienza.

L’operazione è stata, tuttavia, permeata dalle molteplici proteste di amministratori, cittadini e attivisti che non hanno esitato a denunciare la vicenda, investendo della stessa anche i media.

E’ importante tenere in  considerazione la progettualità di vita delle persone ospitate dal C.A.R.A.: di essere  interpellate, per chiedere se hanno punti di riferimento a Roma, sullo stato della loro richiesta di protezione internazionale o se, per citare un esempio, abbiano già visto la commissione.

La situazione è talmente caotica che diversi avvocati si sono recati presso il centro, fin da subito, allo scopo di dare un sostegno legale e morale  ai numerosi migranti.

Tutto ciò ha inevitabilmente suscitato lo sconcerto e la indignazione di molte persone. Alcuni esponenti politici dell’opposizione, tuttavia, dinanzi alle rimostranze manifestate sulle modalità della chiusura, non hanno esitato ad esprimere giudizi positivi sul centro di Castelnuovo di Porto, descrivendolo come un “un modello positivo di accoglienza”.

Anche se in passato vi sono state molte proteste perché ritenuto il C.A.R.A. un centro di accoglienza  fatiscente, con quasi seicento persone all’interno, un luogo eccessivamente sovraffollato. Migranti…invisibili.

Grande per mole ed impegno professionale ed umano il lavoro delicato  degli operatori chiamati a svolgere continui adempimenti rispetto ad un numero considerevole di persone ospitate.

Invaso da dubbi, inevitabili domande e perplessità di ogni sorta, il caso che riguarda la chiusura del centro, per il sindaco di Castelnuovo di Porto, Riccardo Travaglini, sarebbe legato al ridimensionamento del sistema di accoglienza dopo l’approvazione del cosiddetto decreto sicurezza: “Ora è cambiato un po’ tutto perché i C.A.R.A. vengono chiusi e i migranti con protezione umanitaria vengono sbattuti per strada e quindi non c’è alcuna soluzione”, ha riferito. Ed ancora “con questa operazione abbiamo già i primi migranti che non sanno dove andare. Si tratta di titolari di protezione umanitaria, ormai senza più diritto all’integrazione prevista dalla seconda accoglienza con l’entrata in vigore del decreto sicurezza…Quello che lascia senza parole è che le persone siano state trasferite senza preavviso e senza che si sia tenuto conto delle loro diverse situazioni personali: qui ci sono persone che hanno fatto domanda di asilo, persone che sono in attesa, persone che sono in fase di ricorso e anche chi ha già il permesso di soggiorno”.

Ciò che ha colpito l’opinione pubblica, e non solo, è stata la solidarietà degli abitanti di Castelnuovo di Porto, che a centinaia si sono uniti al sindaco per protestare contro la chiusura del C.A.R.A., che accoglieva oltre cinquecento rifugiati, tra cui 40 nuclei familiari, donne e bambini che avevano iniziato percorsi di inserimento sociale. Hanno marciato silenziosamente, in un corteo presieduto dal sindaco, manifestanti quali il vescovo Gino Reali e il parroco di Santa Lucia, oltre ai bambini delle scuole e ai gruppi parrocchiali, a suore, sindacalisti, a lavoratori del C.A.R.A. gestito dalla cooperativa Auxilium a rischio licenziamento, a volontari, a giovani e ad anziani.

Non vi è chi non veda emergere, in questa storia, le contraddizioni e l’inadeguatezza delle misure adottate nella gestione dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati, senza tenere in alcun modo conto dell’interesse delle persone e delle comunità coinvolte: una pagina davvero triste per la democrazia del nostro Paese.

Avv. Iacopo Maria Pitorri