Settanta migranti, quasi tutti tunisini (tra cui una donna), diciassette libici, in fuga dalla guerra civile, a bordo di un barcone diretto a Lampedusa, giungono, in data 11 aprile 2019, sull’isola di Lampedusa. Una motovedetta della Guardia di Finanza, ed una della Guardia costiera, hanno provveduto al trasbordo degli stessi sulle due imbarcazioni, dirette, appunto, verso l’isola siciliana.

Settanta migranti,quasi tutti tunisini (tra cui una donna), diciasette libici, in fuga dalla guerra civile, a bordo di un barcone diretto a Lampedusa, giungono, in data 11 aprile 2019, sull’isola di Lampedusa. Una motovedetta della Guardia di Finanza, ed una della Guardia costiera, hanno provveduto al trasbordo degli stessi sulle due imbarcazioni, dirette, appunto, verso l’isola siciliana.

 Si rammenta che, per disposizione del Governo, i porti italiani sono chiusi. Tuttavia, quando l’imbarcazione è stata intercettata si trovava già in acque italiane. Le forze dell’ordine, pertanto, altro non hanno potuto fare, se non prendere i migranti a bordo e portarli verso l’isola italiana. A dire del Viminale, sono già in corso le operazioni volte ad espellere i settanta migranti. Le procedure di espulsione e rimpatrio, tuttavia, richiedono per legge alcuni mesi.

Oltre ciò, sia l’Unicef (il fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia), che l’Unhcr (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, per la loro protezione internazionale ed assistenza materiale) chiedono, e con urgenza, l’autorizzazione per lo sbarco dei sessantadue migranti che da ben  nove giorni sono a bordo della Alan Kurdi della Sea Eye, al largo delle acque maltesi. Si continua a ribadire la assoluta priorità di salvare vite umane in mare, nonché di  assicurare un luogo di sbarco sicuro e tempestivo. Il tutto, sottolineando che la situazione in Libia rende assolutamente necessario stabilire meccanismi di sbarco in paesi sicuri, i quali siano in linea con tutte le convenzioni internazionali.

Intanto, il naufragio di una ventina di migranti a bordo di un barcone partito dalle coste della Libia, ad opera dei trafficanti di vita umana, si conclude con l’intervento della Guardia costiera libica. La preghiera di disperazione dei migranti a bordo del gommone, di giungere in Italia, non è stata ascoltata. Grande delusione da parte delle Ong.

Settanta migranti, quasi tutti tunisini (tra cui una donna), diciassette libici, in fuga dalla guerra civile, a bordo di un barcone diretto a Lampedusa, giungono, in data 11 aprile 2019, sull’isola di Lampedusa. Una motovedetta della Guardia di Finanza, ed una della Guardia costiera, hanno provveduto al trasbordo degli stessi sulle due imbarcazioni, dirette, appunto, verso l’isola siciliana.

 Si rammenta che, per disposizione del Governo, i porti italiani sono chiusi. Tuttavia, quando l’imbarcazione è stata intercettata si trovava già in acque italiane. Le forze dell’ordine, pertanto, altro non hanno potuto fare, se non prendere i migranti a bordo e portarli verso l’isola italiana. A dire del Viminale, sono già in corso le operazioni volte ad espellere i settanta migranti. Le procedure di espulsione e rimpatrio, tuttavia, richiedono per legge alcuni mesi.

Oltre ciò, sia l’Unicef (il fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia), che l’UNHCR (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, per la loro protezione internazionale ed assistenza materiale) chiedono, e con urgenza, l’autorizzazione per lo sbarco dei sessantadue migranti che da ben nove giorni sono a bordo della Alan Kurdi della Sea Eye, al largo delle acque maltesi. Si continua a ribadire la assoluta priorità di salvare vite umane in mare, nonché di assicurare un luogo di sbarco sicuro e tempestivo. Il tutto, sottolineando che la situazione in Libia rende assolutamente necessario stabilire meccanismi di sbarco in paesi sicuri, i quali siano in linea con tutte le convenzioni internazionali.

Intanto, il naufragio di una ventina di migranti a bordo di un barcone partito dalle coste della Libia, ad opera dei trafficanti di vita umana, si conclude con l’intervento della Guardia costiera libica. La preghiera di disperazione dei migranti a bordo del gommone, di giungere in Italia, non è stata ascoltata. Grande delusione da parte delle Ong.

Avv. Iacopo Maria Pitorri