La motonave tedesca Alan Kurdi, della Ong Sea Eye, con a bordo sessantaquattro migranti (salvati più di una settimana fa al largo di Lampedusa), e diciassette soccorritori facenti parte dell’equipaggio, si trova, attualmente, a circa 30 miglia a sud di Malta, al largo delle acque territoriali dell’isola.

Da quando l’imbarcazione – lunga circa trentotto metri di lunghezza – si è allontanata da Lampedusa (la mattina dello scorso 5 aprile), il Governo maltese non ha ancora ufficialmente preso una decisione riguardo al concedere o meno l’attracco. Il comandante, pertanto si mantiene a distanza, navigando a non più di cinque nodi.

La Ong, proprio stamattina, ha lanciato un appello al premier maltese, con richiesta di aiuto per la Alan Kurdi, posto il peggioramento imminente delle condizioni del tempo.

Intanto, a bordo del cargo, in attesa di ricevere le dovute disposizioni, le condizioni sono pessime: le scorte di cibo e di acqua stanno per esaurirsi e la situazione medica potrebbe deteriorarsi velocemente, una volta che la tempesta prevista arriverà.  Se nessuno risponderà all’appello di aiuto, si teme possano fare un gesto estremo. Le persone salvate riversano condizioni preoccupanti. C’è chi soffre di mal di mare, chi è in uno stato psicologico molto fragile, tale da minare anche la convivenza con le altre persone. La esposizione dei migranti al freddo, alla pioggia e alle onde rischia di compromettere la loro vita. Le condizioni fisiche, nella maggior parte dei casi, sono molto deboli. Alcuni di loro debbono dormire sul ponte della nave, esposti al vento gelido. L’isola di Lampedusa era pronta ad accogliere le donne con i loro figli (di uno e sei anni), nonché una terza donna incinta. Tuttavia, nonostante il Ministero  degli Interni italiano abbia dato alle donne e bambini possibilità di scendere su territorio italiano, ottenendo cure immediate e cibo, loro hanno preferito rifiutare e non dividersi dai propri mariti, continuando la corsa verso Malta. Pertanto, la motonave ha ripreso il largo verso Malta, in virtù di una parentesi meteo piuttosto favorevole.

Chiedono all’Italia di applicare gli stessi diritti umani a rifugiati e migranti, come cittadini europei.

La Commissione europea ha ribadito che i contatti avviati già venerdì scorso, per permettere lo sbarco delle persone, sono ancora in corso.

Intanto la nave, che porta il nome del piccolo curdo-siriano trovato morto sulla spiaggia di Bodrum, si trova ora in navigazione al largo di Malta, tra il mare grosso, in attesa di istruzioni e che qualcuno la faccia attraccare in un porto sicuro.

Avv. Iacopo Pitorri