In questi giorni è emerso un risvolto inaspettato, a distanza di sei mesi da un episodio che ha fatto molto discutere, in Italia e in Europa.

In questi giorni è emerso un risvolto inaspettato, a distanza di sei mesi da un episodio che ha fatto molto discutere, in Italia e in Europa.

Quarantuno dei centosettantasette migranti, eritrei, tra cui un minore, che erano a bordo della nave Diciotti, lo scorso agosto (che soltanto in data 20 agosto, dopo 5 giorni in mare, sbarcò al porto di Catania), hanno presentato un ricorso al tribunale civile di Roma per chiedere al governo italiano un risarcimento per essere stati costretti a rimanere a bordo dell’imbarcazione diversi giorni. La somma richiesta si aggirerebbe  tra i quarantaduemila ed i settantunomila euro.

Contestualmente è stato presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

La nave Diciotti è, ormai, diventata una nave simbolo, per l’Italia, soprattutto per l’Unione Europea.

Non vi è chi non ricordi che tutto era cominciato lo scorso 15 agosto, quando la suddetta nave militare aveva tratto in salvo 190 persone, in fuga dalla Libia. La mancata, tempestiva indicazione del  “porto sicuro” per lo sbarco, aveva inevitabilmente aperto una polemica con Malta per il negato salvataggio, posto che era stato chiesto all’Europa di farsi carico di una quota dei migranti, minacciando più volte anche il respingimento verso la Libia.

Dopo esser rimasta ferma al largo dell’isola di Lampedusa per ben cinque giorni,  allora, era stato individuato in Catania il porto di approdo. Tuttavia, dopo qualche ora, il Viminale aveva annunciato di non aver autorizzato lo sbarco. Da quel momento la nave  era rimasta in attesa di un’indicazione di attracco dalle autorità maltesi.

Le persone a bordo dell’imbarcazione (tra cui trenta minori non accompagnati) si erano, quindi, venute a trovare in uno stato di assoluta illegittima privazione della libertà di fatto, senza alcuna possibilità di libero sbarco, oltre che in condizioni psicofisiche estremamente critiche.

Dopo esser scesi dalla Diciotti,  gli stranieri si erano rifugiati presso le strutture di Baobab Experience.

Ed è proprio dalla tendopoli del Baobab, a Roma, che, oggi, alcuni legali sta assistendo i migranti nella richiesta di risarcimento danni, sostenendo di aver riscontrato una grave violazione dei diritti umani e la privazione della libertà personale senza un ordine giudiziario. Queste le basi su cui si fonda la richiesta nei confronti del governo italiano.

Al momento, tuttavia, molti migranti coinvolti nella vicenda Diciotti hanno già lasciato il nostro Paese.

In questi giorni è emerso un risvolto inaspettato, a distanza di sei mesi da un episodio che ha fatto molto discutere, in Italia e in Europa.

Quarantuno dei cento settantasette migranti, eritrei, tra cui un minore, che erano a bordo della nave Diciotti, lo scorso agosto (che soltanto in data 20 agosto, dopo 5 giorni in mare, sbarcò al porto di Catania), hanno presentato un ricorso al tribunale civile di Roma per chiedere al governo italiano un risarcimento per essere stati costretti a rimanere a bordo dell’imbarcazione diversi giorni. La somma richiesta si aggirerebbe tra i quarantaduemila ed i settantunomila euro.

Contestualmente è stato presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

La nave Diciotti è, ormai, diventata una nave simbolo, per l’Italia, soprattutto per l’Unione Europea.

Non vi è chi non ricordi che tutto era cominciato lo scorso 15 agosto, quando la suddetta nave militare aveva tratto in salvo 190 persone, in fuga dalla Libia. La mancata, tempestiva indicazione del “porto sicuro” per lo sbarco, aveva inevitabilmente aperto una polemica con Malta per il negato salvataggio, posto che era stato chiesto all’Europa di farsi carico di una quota dei migranti, minacciando più volte anche il respingimento verso la Libia.

Dopo esser rimasta ferma al largo dell’isola di Lampedusa per ben cinque giorni, allora, era stato individuato in Catania il porto di approdo. Tuttavia, dopo qualche ora, il Viminale aveva annunciato di non aver autorizzato lo sbarco. Da quel momento la nave  era rimasta in attesa di un’indicazione di attracco dalle autorità maltesi.

Le persone a bordo dell’imbarcazione (tra cui trenta minori non accompagnati) si erano, quindi, venute a trovare in uno stato di assoluta illegittima privazione della libertà di fatto, senza alcuna possibilità di libero sbarco, oltre che in condizioni psicofisiche estremamente critiche.

Dopo esser scesi dalla Diciotti, gli stranieri si erano rifugiati presso le strutture di Baobab Experience.

Ed è proprio dalla tendopoli del Baobab, a Roma, che, oggi, alcuni legali sta assistendo i migranti nella richiesta di risarcimento danni, sostenendo di aver riscontrato una grave violazione dei diritti umani e la privazione della libertà personale senza un ordine giudiziario. Queste le basi su cui si fonda la richiesta nei confronti del governo italiano.

Al momento, tuttavia, molti migranti coinvolti nella vicenda Diciotti hanno già lasciato il nostro Paese.

Avv. Jacopo Maria Pitorri