Quindici ore in mare e poi il ritorno in Libia, in un paese dilaniato dalla guerra civile, dove i centri di detenzione per migranti sono in piena area di scontri tra le milizie. Così la fine del dramma dei venti migranti (tra cui donne  e bambini), che, all’alba di qualche giorno fa,  dopo aver visto morire in mare otto loro compagni di traversata, dopo aver visto il gommone su cui erano imbarcare acqua, avevano lanciato un disperato grido d’allarme attraverso il sito di Alarm phone (la piattaforma che aiuta i migranti nel Mediterraneo, nata nel 2014), chiedendo di essere soccorsi e di non essere riportati in Libia.

Una lunghissima attesa per tutta la giornata su di una imbarcazione alla deriva, senza motore, in attesa di soccorsi mai arrivati e poi, in serata, l’intervento della guardia costiera libica che li ha presi a bordo e riportati indietro.

In un primo momento non sembrava che in zona vi fosse alcun mezzo della guardia costiera. Mediterranea aveva chiesto che si andasse a prestare immediato soccorso ma, in assenza ormai anche delle navi militari di Sophia, il dispositivo di aiuti in mare è del tutto inesistente. La Mediterranea Saving Human (che ha sempre sostenuto “Nel momento in cui vedi delle persone affogare è obbligo del Diritto internazionale marittimo soccorrerle”), tuttavia, ha continuato a ribadire quanto fosse necessario salvare quelle persone in difficoltà.

Dalla inevitabile polemica emersa dalle agenzie della Nazioni unite – Oim e Unhcr –   si è immediatamente diffusa la preoccupazione per la carenza di soccorsi, posto che si ritiene la Libia non  un posto sicuro. Il tutto con il supporto, ovviamente, delle Ong.

Il governo olandese, invece, ha bloccato la Sea Watch 3, a causa di una “modifica legislativa”. Eppure, probabilmente, la nave sarebbe stata in grado di salvare quelle vite.

Nonostante Moonbird, l’aeromobile della Ong Seawatch, avesse avvistato la barca di legno blu mentre stava andando alla deriva, vicino al confine libico-tunisino, confermando la presenza di venti persone a bordo, e nessun motore, e nonostante fosse proprio la Libia il paese da cui erano scappate, disperate, quelle persone sono state ivi riconsegnate.

Un epilogo davvero infelice.

Avv. Iacopo Pitorri