È stato recentemente reso pubblico un autorevole documento steso dai vescovi di Panama, lo Stato famoso per l’omonimo istmo, che rappresenta il punto in cui (come dicono i panamensi) gli oceani – Atlantico e Pacifico – si baciano. La relazione dei religiosi panamensi è emersa alla chiusura della duecentonovesima assemblea plenaria della Conferenza episcopale.

E’ stato recentemente reso pubblico un autorevole  documento steso dai vescovi di Panama, lo Stato famoso per l’omonimo istmo, che rappresenta il punto in cui (come dicono i panamensi) gli oceani  – Atlantico e Pacifico –  si baciano. La relazione dei religiosi panamensi è emersa alla chiusura della duecentonovesima assemblea plenaria della Conferenza episcopale.

Nel documento sono trattati temi degni di grande attenzione. Vi è, innanzitutto, un particolare ringraziamento al popolo panamense per la riuscita della Giornata Mondiale della Gioventù, con cui si è impegnata la Chiesa per “dare ai giovani spazi di partecipazione nelle strutture della Chiesa e della società, perché possano assumere le sfide della trasformazione sociale dinanzi alle ingiustizie, all’indifferenza e al negativismo del cambiamento”. I vescovi hanno manifestato la chiara intenzione di voler dare nuova vita alla Pastorale giovanile, per creare dialogo e lavoro comune, aggiornandosi sull’uso delle nuove tecnologie per evangelizzare il mondo digitale, con speciale attenzione ai popoli indigeni.

Oltre ciò, nel testo vi è un richiamo al documento “Protegiendo Nuestro Tesoro”, attraverso il quale la Chiesa panamense apre le sue braccia ad una forte protezione dei minori, con la stessa intensità e decisione, chiesta dalla Santa sede.

Ulteriormente viene trattato un argomento di non poco conto: quello relativo ai migranti.  Accennando alla realtà nazionale, i vescovi di Panama hanno palesato un concetto di fondo:  “come Chiesa non possiamo essere indifferenti al dramma che avviene ai nostri confini, dove centinaia di persone migrano con grande difficoltà, a rischio della loro vita, esposte alle reti della tratta di esseri umani, in condizioni veramente dolorose”. E ancora “Sfortunatamente, l’arrivo di questi migranti ha generato stereotipi in alcuni settori, perché pensano che tolgono il lavoro o portano malattie. Ci sono persino segni di xenofobia in un Paese la cui vocazione è di apertura, accoglienza e servizio al mondo. La Chiesa ha l’impegno cristiano di accogliere e proteggere il migrante, non possiamo restare indifferenti”.

Ciò che, pertanto, appare da questo importante testo è una esortazione a vincere le discriminazioni, nel tentativo di assumersi, ognuno,  responsabilità sociale nei confronti del prossimo, degli esclusi e degli impoveriti (compito specifico dei laici). Un Paese di solidarietà, fratellanza, giusto ed equo, con trasparenza, consapevolezza e responsabilità, quindi, è ciò che auspica la chiesa panamense.

In vista, poi, delle votazioni del  prossimo 5 maggio (con le elezioni i panamensi eleggeranno anche il nuovo Presidente della Repubblica), i vescovi hanno invitato tutti ad un voto responsabile, motivato nello scegliere coloro che hanno veramente l’impegno per la dignità della persona e del bene comune.

È stato recentemente reso pubblico un autorevole documento steso dai vescovi di Panama, lo Stato famoso per l’omonimo istmo, che rappresenta il punto in cui (come dicono i panamensi) gli oceani – Atlantico e Pacifico – si baciano. La relazione dei religiosi panamensi è emersa alla chiusura della duecentonovesima assemblea plenaria della Conferenza episcopale.

Nel documento sono trattati temi degni di grande attenzione. Vi è, innanzitutto, un particolare ringraziamento al popolo panamense per la riuscita della Giornata Mondiale della Gioventù, con cui si è impegnata la Chiesa per “dare ai giovani spazi di partecipazione nelle strutture della Chiesa e della società, perché possano assumere le sfide della trasformazione sociale dinanzi alle ingiustizie, all’indifferenza e al negativismo del cambiamento”. I vescovi hanno manifestato la chiara intenzione di voler dare nuova vita alla Pastorale giovanile, per creare dialogo e lavoro comune, aggiornandosi sull’uso delle nuove tecnologie per evangelizzare il mondo digitale, con speciale attenzione ai popoli indigeni.

Oltre ciò, nel testo vi è un richiamo al documento “Protegiendo Nuestro Tesoro”, attraverso il quale la Chiesa panamense apre le sue braccia ad una forte protezione dei minori, con la stessa intensità e decisione, chiesta dalla Santa sede.

Ulteriormente viene trattato un argomento di non poco conto: quello relativo ai migranti.  Accennando alla realtà nazionale, i vescovi di Panama hanno palesato un concetto di fondo: “come Chiesa non possiamo essere indifferenti al dramma che avviene ai nostri confini, dove centinaia di persone migrano con grande difficoltà, a rischio della loro vita, esposte alle reti della tratta di esseri umani, in condizioni veramente dolorose”. E ancora “Sfortunatamente, l’arrivo di questi migranti ha generato stereotipi in alcuni settori, perché pensano che tolgono il lavoro o portano malattie. Ci sono persino segni di xenofobia in un Paese la cui vocazione è di apertura, accoglienza e servizio al mondo. La Chiesa ha l’impegno cristiano di accogliere e proteggere il migrante, non possiamo restare indifferenti”.

Ciò che, pertanto, appare da questo importante testo è una esortazione a vincere le discriminazioni, nel tentativo di assumersi, ognuno, responsabilità sociale nei confronti del prossimo, degli esclusi e degli impoveriti (compito specifico dei laici). Un Paese di solidarietà, fratellanza, giusto ed equo, con trasparenza, consapevolezza e responsabilità, quindi, è ciò che auspica la chiesa panamense.

In vista, poi, delle votazioni del prossimo 5 maggio (con le elezioni i panamensi eleggeranno anche il nuovo Presidente della Repubblica), i vescovi hanno invitato tutti ad un voto responsabile, motivato nello scegliere coloro che hanno veramente l’impegno per la dignità della persona e del bene comune.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri