La nave Diciotti è diventata ormai una nave simbolo, quello del contrasto  tra Italia e Unione Europea. E’, verosimilmente, interessata ben poco sia la rotta della stessa, sia chi ci sia stato a bordo, posto che ha avuto più rilevanza per il Governo italiano la direzione dell’imbarcazione verso una collaborazione vera in tema di ricollocamento di immigrati nei diversi paesi della UE.

Tutto è cominciato lo scorso 15 agosto, quando la nave militare Diciotti aveva tratto in salvo 190 persone, in fuga dalla Libia. Il Ministero dell’Interno  non aveva indicato da subito il “porto sicuro” per lo sbarco, dando luogo ad una inevitabile polemica con Malta per il mancato salvataggio e chiedendo all’Europa di farsi carico di una quota dei migranti, evidenziando più volte anche il respingimento verso la Libia.

Dopo esser rimasta ferma al largo dell’isola di Lampedusa per ben cinque giorni, successivamente il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti  aveva individuato in Catania il porto di approdo. Tuttavia, dopo qualche ora, il Viminale aveva annunciato di non aver autorizzato lo sbarco. Da quel momento la nave era rimasta in attesa di un’indicazione di attracco dalle autorità maltesi. Malta, tuttavia, aveva prontamente informato che a quel punto spettava all’Italia fornire notizie e che comunque il porto sicuro, più vicino, era quello di Lampedusa. Secondo quanto riferito dalle autorità maltesi, quando il gommone proveniente dalla Libia si trovava nelle loro acque era stata fornita assistenza, ma non era stato richiesto il salvataggio, atteso che l’imbarcazione non si trovava in pericolo.  Per il Ministero dell’Interno, invece, nella vicenda Malta è responsabile di aver fatto proseguire l’imbarcazione verso l’Italia e di non aver prestato alcun soccorso, tesi che pare sarebbe stata confermata dai migranti ricoverati a Lampedusa che avrebbero dichiarato di essere stati avvicinati dai soccorritori maltesi, i quali li avrebbero poi indirizzati verso l’Italia. Nel momento in cui le motovedette erano intervenute l’imbarcazione in difficoltà si dirigeva appunto verso l’Italia ed era  soltanto a diciassette miglia da Lampedusa.

In tutto ciò, comunque, è stato ritenuto che le persone a bordo della nave si siano trovate in una condizione di assoluta privazione della libertà di fatto, senza alcuna possibilità di libero sbarco. Ciò viene considerato in contrasto con quanto previsto nell’articolo 13 della Costituzione e nell’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Anche perché, tra le persone che si sono trovano a bordo della Diciotti sembrerebbe ci siano stati molti minori, di cui alcuni  non accompagnati. In loro aiuto l’Associazione dei magistrati per i minorenni e per la famiglia ha da subito lanciato un appello al fine di consentire agli stessi e ai soggetti indifesi di sbarcare immediatamente al fine di rendere possibile l’apertura di procedimenti giudiziali a loro tutela e l’inserimento in strutture di accoglienza adeguate.

Ulteriormente non è da trascurare un aspetto legato agli obblighi internazionali assunti dall’Italia (oltre al rispetto della normativa nazionale), in virtù dei quali i minori già presenti sul territorio nazionale, come nel caso di quelli posti in salvo sulla nave Diciotti, non sono comunque espellibili se non con un provvedimento specifico emesso dall’autorità giudiziaria.

I migranti in questa circostanza sono apparsi veramente come delle persone indifese, deboli, vulnerabili.

Riguardo a ciò, l’Europa ha fatto sapere che ha lavorato e continuerà a lavorare per la Commissione europea, al fine di trovare una soluzione, soprattutto considerando l’aspetto umanitario.