Il decreto di programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari, per lavoro stagionale, nel territorio dello Stato (conosciuto anche come decreto flussi lavoratori non comunitari stagionali, ovvero semplicemente decreto flussi) è l’atto amministrativo con il quale il Governo stabilisce ogni anno quanti cittadini stranieri non comunitari possono entrare in Italia, per motivi di lavoro. Delinea, inoltre, le politiche pubbliche volte a favorire le relazioni familiari, l’inserimento nella società e l’integrazione culturale degli stranieri residenti in Italia, nel rispetto delle diversità e delle identità culturali delle persone, purché non siano in conflitto con l’ordinamento giuridico nazionale. Ulteriormente, chiarisce l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che interessandosi di immigrazione ha approfondito anche questa tematica, prevede ogni possibile strumento per un positivo reinserimento nei Paesi di origine. Il documento programmatico, spiega l’Avvocato Pitorri, indica le azioni e gli interventi che lo Stato italiano, anche in cooperazione con gli altri Stati membri dell’Unione europea, con le istituzioni comunitarie e con le ONG, si propone di svolgere in materia di immigrazione, anche attraverso la definizione di accordi con i Paesi di origine.

Il nuovo “decreto flussi” è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 9 aprile. Il decreto prevede l’ingresso in Italia, per motivi di lavoro subordinato stagionale e non stagionale, oltre che di lavoro autonomo. La quota complessiva stabilita riguarda soltanto 30.850 cittadini non comunitari, la medesima cifra prevista nel decreto flussi 2018.  L’Italia dei porti chiusi e dei respingimenti in mare, quindi, continua ad aprire le porte a lavoratori stranieri. Il decreto, come i precedenti, interessa soprattutto ai lavoratori stagionali che saranno impiegati in prevalenza nei settori dell’agricoltura e del turismo. Le prime domande sono state inoltrate già a far data dal 16 aprile scorso. La domanda per il nulla osta deve essere fatta dal datore di lavoro che si trova in Italia. Per i lavoratori stagionali, invece, il via alla presentazione delle richieste è scattato dal 24 aprile. Le domande dovranno, comunque, essere inviate entro il 31 dicembre 2019.

Evidenzia l’Avvocato Pitorri che del totale di 30.850 lavoratori stranieri ammessi dal “decreto flussi”, 12.850 posti sono riservati all’assunzione di dipendenti chiamati a svolgere lavori di carattere non stagionale e a lavoratori autonomi. Il decreto flussi 2019 fissa, poi, in diciottomila la quota di lavoratori stranieri ammessi in Italia per svolgere lavori stagionali perlopiù in agricoltura e nel turismo.

L’Avv. Pitorri, analizzando il decreto, ha rilevato che non vi è incluso il Pakistan, che non è indicato nella lista. A febbraio, il Viminale aveva, infatti, anticipato che avrebbe escluso i cittadini che provenivano da Paesi i cui governi non si erano dimostrati collaborativi nei rimpatri dei migranti irregolari. I posti per i lavoratori stagionali riguardano, pertanto, esclusivamente i cittadini appartenenti a ventotto nazionalità (indicate, appunto, nel decreto): Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina. E’ confermata la quota di cento lavoratori non stagionali di origine italiana da Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile e sarà possibile convertire 4.750 permessi per lavoro stagionale in lavoro subordinato, ciò che consentirà a molte aziende agricole di stabilizzare il rapporto con i propri dipendenti stranieri.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri