Da uno studio degli ultimi dati pubblicati da OXFAM (una confederazione internazionale di organizzazioni non profit, che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo) l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri fa emergere un allarme di grande rilievo. Il ridimensionamento del sistema di accoglienza diffusa dei migranti, conseguenza del Decreto Sicurezza, potrà far perdere posti di lavoro entro la fine del 2019. Più specificamente, chiarisce l’Avvocato Pitorri, l’aver eliminato i cosiddetti trentacinque euro, si avrà inevitabilmente una sorta di decadimento complessivo del servizio, le cui conseguenze ricadranno sui vari territori.

Risulta oltremodo evidente, sostiene l’Avvocato Pitorri, che ci troviamo di fronte a tagli ai finanziamenti commisurati al numero di persone accolte in ogni struttura e alla tipologia di accoglienza realizzata. Ciò significa che, al contrario delle aspettative, chi pagherà di più il prezzo di questi tagli saranno coloro che propongono l’accoglienza diffusa, cioè ospitalità in singoli appartamenti in distinte unità immobiliari. Se ne deduce che a risentire di tutto questo sarà il sistema dell’accoglienza di migranti presenti nel nostro Paese. Rileva l’Avvocato Pitorri che ciò renderà remunerativi solo i centri-dormitorio di grandi dimensioni, vale a dire proprio quelli che hanno consentito, negli anni passati, inutile spreco di denaro pubblico. Nei centri di accoglienza fino a trecento posti, invero, i tagli complessivi saranno solo del 28%, a fonte di quasi il 40% previsto per i piccoli appartamenti di accoglienza diffusa. Per citare un esempio: la Prefettura di Roma stabilisce, con i nuovi bandi, un pro capite pro die di 21,35 euro per l’accoglienza diffusa in appartamenti, e di 26,35 euro per i centri di maggiori dimensioni.

Vi è di più. Circa trentasei mila operatori sono, ad oggi, impiegati nei centri di tutta Italia. Ci sono, poi anche psicologi, avvocati, insegnanti di italiano, formatori, e, per i centri di maggiori dimensioni, addetti alla mensa o ai servizi di pulizia, che non sono direttamente impiegati dalle associazioni che gestiscono le strutture di accoglienza, ma che offrono i loro servizi professionali sulla base di accordi o convenzioni. Il noto Decreto Sicurezza, entrato in vigore lo scorso 4 ottobre, incide con drastici tagli dei fondi destinati ai centri, con il risultato, specifica l’Avv. Pitorri, che la loro gestione in molti casi non è più sostenibile e molti di essi sono costretti a chiudere o a non ripresentarsi alle gare.

Dal recente report di Oxfam, invero, emerge che solo nei primi quattro mesi dell’anno in corso hanno perso il lavoro oltre quattromila operatori, destinati purtroppo a diventare quindicimila entro la fine dell’anno, via via che scadranno i bandi di assegnazione in vigore. Ovviamente, tra l’altro, queste quindicimila persone avranno diritto all’indennità di disoccupazione, la cosiddetta NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego), calcolata in base al numero di settimane contributive nei quattro anni precedenti il licenziamento, o il mancato rinnovo del contratto. Considerando che il tempo medio trascorso da questi lavoratori nel settore sia di circa tre anni, posto che la maggior parte delle assunzioni si sono verificate tra il 2014 e il 2016, vi saranno molti operatori che avranno calcolata la Naspi su quattro anni di contribuzione, e altri che avranno invece speso minor tempo (uno, due anni) nel settore. Calcolando, fa sapere l’Avvocato Pitorri, che una figura di operatore full time, inquadrato come livello C1 (Contratto cooperative sociali), con un lordo medio calcolato a 1.345 euro, e impiegato per tre anni, l’ammontare dell’indennità di disoccupazione per diciotto mesi (la metà, appunto, delle settimane contributive) è di 13.869,99 euro. Se si moltiplica questa somma per le quindicimila persone che si prevedono in esubero entro la fine del 2019, risulta che ben più di 208 milioni di euro, probabilmente, usciranno dalle casse dello Stato sotto forma di ammortizzatori sociali

Avvocato Iacopo Maria Pitorri