Da diverso tempo, nel porto di Barcellona, è bloccata la nave di Open Arms; ciò in virtù di un provvedimento della Capitaneria di porto. Sarebbe dovuta partire lo scorso 8 gennaio per una nuova missione nel Mediterraneo, invece la sua navigazione per salvare delle vite umane in mare è stata inibita. Al riguardo Papa Francesco ha sostenuto: “Tenere ferma la nave è un’ingiustizia. Perché lo fanno? Per farli annegare?”.

In questi giorni il Pontefice è tornato a parlare del tema migranti e rifugiati. Lo scorso 26 marzo, durante la sua prima visita ufficiale in Campidoglio (Bergoglio è stato il quarto Pontefice a varcare la soglia della sede del Comune di Roma), giunto a Palazzo Senatorio con un quarto d’ora di anticipo, Papa Francesco ha sostenuto: “Ancora più decisivo è che Roma si mantenga all’altezza dei suoi compiti e della sua storia, che sappia anche nelle mutate circostanze odierne essere faro di civiltà e maestra di accoglienza, che non perda la saggezza che si manifesta nella capacità di integrare e far sentire ciascuno partecipe a pieno titolo di un destino comune”.

Il Papa ha particolarmente a cuore le sorti dei migranti e dei rifugiati.  Si pensi a quando nel Centro di Castelnuovo di Porto, ad inizio pontificato, Bergoglio ha celebrato la lavanda dei piedi, in un gesto dimostrativo a favore dell’accoglienza.

Il Santo Padre in occasione di un Angelus in piazza San Pietro ha ribadito il suo pensiero : “La situazione drammatica dei profughi, segnata da paura disagi e incertezze è una triste realtà. I profughi ogni giorno fuggono dalla fame e dalla guerra, alla ricerca di una vita dignitosa per sé e per le proprie famiglie. Vanno in terre lontane e quando trovano lavoro non sempre incontrano accoglienza vera, rispetto e apprezzamento dei valori di cui sono portatori. Le loro legittime aspettative si scontrano con situazioni complesse e difficoltà che sembrano a volte insuperabili, perciò pensiamo al dramma dei rifugiati che sono vittime del rifiuto e dello sfruttamento, vittime della tratta delle persone e del lavoro schiavo”.

Avv. Jacopo Pitorri