“Le migrazioni sono il fatto epocale che cambierà il modo di vivere e di pensare…”. E ancora: “Spostarsi e stabilirsi altrove, con la speranza di trovare una vita migliore per sé stessi e le loro famiglia. È questo il desiderio profondo che ha mosso milioni di migranti nel corso dei secoli”. Sono i messaggi che, da tempo, Papa Francesco, realisticamente e nel dettaglio, va professando per indicare cosa è necessario e possibile fare per i migranti, il tutto con consapevolezza del diritto internazionale.

“Le migrazioni sono il fatto epocale che cambierà il modo di vivere e di pensare…”. E ancora: “Spostarsi e stabilirsi altrove,  con la speranza di trovare una vita migliore per se stessi e le loro famiglia. E’ questo il desiderio profondo che ha mosso milioni di migranti nel corso dei secoli”. Sono i messaggi che, da tempo, Papa Francesco, realisticamente e nel dettaglio, va professando per indicare  cosa è necessario e possibile fare per i migranti, il tutto con consapevolezza del diritto internazionale.

I quattro “comandamenti” che sono alla base dei messaggi, già enunciati in altre circostanze, ovvero “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”, sfociano, quindi, in azioni concrete, effettive, autentiche.

Ovviamente, come spesso accade, l’effetto delle parole del Papa è, oltre che inatteso,  sconcertante e straordinario. Verosimilmente, al momento, nessuno, In Europa, è in grado di fare propria la carta ispirata ai quattro comandamenti di Francesco. E il fatto di averla stesa, messa nero su bianco senza possibilità di equivoci, è alquanto scomodo. Va, però, preso in grande considerazione un fatto:  questo Pontefice mette a disposizione la sua autorità spirituale e morale per evidenziare una concreta idea di convivenza umana e cambiamento, che riguarda l’intero pianeta. Un segnale decisamente forte. E non bisogna credere che Bergoglio voglia agire intromettendosi nelle pratiche di governo degli Stati. La questione è ben altra: ciò che il Santo Padre intende far conoscere verte sugli orientamenti, le linee di fondo, il metodo, la strada da percorrere segnalando la corretta via a chi si è smarrito sia nelle scelte politiche che nei sentimenti di solidarietà, accoglienza, umanità dei vari popoli. Tra l’altro Papa Francesco è colui che sostiene che “la paura è l’origine di ogni schiavitù e di ogni dittatura. Sulla paura del popolo cresce la violenza dei dittatore”.

In occasione dell’incontro sul tema migrazioni “Liberi dalla paura”, promosso e organizzato dalla Fondazione Migrantes della Cei, dalla Caritas Italiana e dal Centro Astalli a Sacrofano, Bergoglio si è prestato ad un selfie con il parroco di Marghera (Venezia), che era in prima fila per l’accoglienza degli immigrati. Quest’ultimo ha consegnato al Pontefice una spilletta che riporta l’eloquente slogan“Apriamo i porti”, che Papa Francesco ha poi chiesto di tenere con sé. Inoltre si è concesso per un selfie con il parroco, propagatosi immediatamente sui vari social.

Per il Santo Padre l’esortazione “apriamo i porti” costituisce un diritto umano, che va garantito nei confronti di chiunque.  Un diritto assoluto, che non può essere messo in discussione. Il Vescovo di Roma ha avuto modo di ribadirlo in più  di un’occasione nei suoi anni di pontificato.

Ne deriva che, di contro a chi proclama da sempre l’idea secondo cui questi porti dovrebbero, invece, essere chiusi, il pensiero di Bergoglio non fa che amplificare un dibattito già estremamente infervorato.

“Le migrazioni sono il fatto epocale che cambierà il modo di vivere e di pensare…”. E ancora: “Spostarsi e stabilirsi altrove, con la speranza di trovare una vita migliore per sé stessi e le loro famiglia. È questo il desiderio profondo che ha mosso milioni di migranti nel corso dei secoli”. Sono i messaggi che, da tempo, Papa Francesco, realisticamente e nel dettaglio, va professando per indicare cosa è necessario e possibile fare per i migranti, il tutto con consapevolezza del diritto internazionale.

I quattro “comandamenti” che sono alla base dei messaggi, già enunciati in altre circostanze, ovvero “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”, sfociano, quindi, in azioni concrete, effettive, autentiche.

Ovviamente, come spesso accade, l’effetto delle parole del Papa è, oltre che inatteso, sconcertante e straordinario. Verosimilmente, al momento, nessuno, In Europa, è in grado di fare propria la carta ispirata ai quattro comandamenti di Francesco. E il fatto di averla stesa, messa nero su bianco senza possibilità di equivoci, è alquanto scomodo. Va, però, preso in grande considerazione un fatto: questo Pontefice mette a disposizione la sua autorità spirituale e morale per evidenziare una concreta idea di convivenza umana e cambiamento, che riguarda l’intero pianeta. Un segnale decisamente forte. E non bisogna credere che Bergoglio voglia agire intromettendosi nelle pratiche di governo degli Stati. La questione è ben altra: ciò che il Santo Padre intende far conoscere verte sugli orientamenti, le linee di fondo, il metodo, la strada da percorrere segnalando la corretta via a chi si è smarrito sia nelle scelte politiche che nei sentimenti di solidarietà, accoglienza, umanità dei vari popoli. Tra l’altro Papa Francesco è colui che sostiene che “la paura è l’origine di ogni schiavitù e di ogni dittatura. Sulla paura del popolo cresce la violenza dei dittatori”.

In occasione dell’incontro sul tema migrazioni “Liberi dalla paura”, promosso e organizzato dalla Fondazione Migrantes della Cei, dalla Caritas Italiana e dal Centro Astalli a Sacrofano, Bergoglio si è prestato ad un selfie con il parroco di Marghera (Venezia), che era in prima fila per l’accoglienza degli immigrati. Quest’ultimo ha consegnato al Pontefice una spilletta che riporta l’eloquente slogan“Apriamo i porti”, che Papa Francesco ha poi chiesto di tenere con sé. Inoltre, si è concesso per un selfie con il parroco, propagatosi immediatamente sui vari social.

Per il Santo Padre l’esortazione “apriamo i porti” costituisce un diritto umano, che va garantito nei confronti di chiunque.  Un diritto assoluto, che non può essere messo in discussione. Il Vescovo di Roma ha avuto modo di ribadirlo in più  di un’occasione nei suoi anni di pontificato.

Ne deriva che, di contro a chi proclama da sempre l’idea secondo cui questi porti dovrebbero, invece, essere chiusi, il pensiero di Bergoglio non fa che amplificare un dibattito già estremamente infervorato.

Avvocato Jacopo Pitorri