Recentemente l’ex Ufficiale delle Capitanerie di Porto Gregorio De Falco, diventato famoso in tutto il mondo per il ruolo svolto come comandante della Capitaneria di porto in occasione del naufragio della Costa Concordia (nel 2012)  – e per l’ormai noto “torni a bordo”, intimato al comandante della nave da crociera Francesco Schettino – ha rilasciato alcune, rilevanti dichiarazioni in tema di migranti.

De Falco ha asserito quanto siano “degnissime” le missioni che sta compiendo la nave Mare Jonio, la nave della Ong italiana Mediterranea, così come quelle delle altre Ong. Obiettivi, scopi, propositi nobili che non possono non destare l’attenzione di chiunque di noi.

Alla conferenza di “Mediterranea”, che si è svolta a Roma qualche giorno fa, il Senatore De Falco ha ribadito la sua intenzione di salire a bordo delle navi impegnate nel soccorso ai migranti nel Mediterraneo – circostanza che dovrà essere valutata in maniera approfondita – sostenendo che “si tratta di una missione civile molto ampia, che travalica i confini, una missione umanitaria, dovuta, doverosa”.

Lo scorso 6 aprile c’è stato l’incontro tra il senatore e l’armatore della Nave Mare Jonio e gli altri attivisti di Mediterranea, durante il quale è emersa la ferma volontà di De Falco di aiutare i profughi.

L’ex Ufficiale delle Capitanerie di Porto ha dichiarato: “Molti dei miei colleghi stanno soffrendo, perché la missione del Corpo cui appartengo è prodigarsi. In mare, in acqua, non ci sono migranti, ci sono persone. E queste persone se proprio dobbiamo dargli un’etichetta sono naufraghi”.

La nave Mare Jonio partirà la prossima settimana e la presenza a bordo di De Falco è ritenuta tuttora molto probabile.

L’ex Ufficiale delle Capitanerie di porto, quindi, sarà impegnato nel soccorso dei naufraghi, dei migranti, di coloro che, affrontando pericolosi, terribili viaggi, sognano una vita migliore, nel tentativo di lasciarsi alle spalle dolore e sofferenza.

Ad avviso di De Falco, evitare di assegnare un Pos (Place of safety, vale a dire un porto sicuro) da parte della autorità MRCC (la centrale operativa della Guardia costiera, che coordina le attività di ricerca e salvataggio in acque internazionali, quindi di soccorso) non è discrezionale, posto che si deve necessariamente indicare, in virtù di quanto stabilito da Convenzioni internazionali, un approdo sicuro.

Avv. Iacopo Pitorri