La prima tappa della seconda giornata di Papa Francesco, che si è recato nei giorni scorsi in visita in Bulgaria, ha interessato il Centro di accoglienza profughi di Vrazhdebna. Papa Francesco, accolto dal direttore del Centro e dal direttore della Caritas all’ingresso principale della struttura, nel refettorio ha incontrato circa cinquanta persone (bambini e genitori). L’incontro si è svolto in un’atmosfera estremamente familiare e gioiosa, che ha avuto per protagonisti i bimbi. Alcuni di loro provengono dalla Siria e dall’Iraq. Toccante è stata la consegna al Papa dei disegni: un dono che il Santo Padre ha apprezzato molto, così come anche il coro dei bambini – dai sei ai dieci anni – che ha accompagnato tutta la visita. Bergoglio ha lasciato un’icona della Madonna, questo a dire la fondamentale presenza di Maria, della maternità, in un luogo di così grande sofferenza, ma anche di speranza (ciò che è, in realtà, questo centro di accoglienza per profughi).

La prima tappa della seconda giornata di Papa Francesco, che si è recato nei giorni scorsi in visita in Bulgaria, ha interessato il Centro di accoglienza profughi di Vrazhdebna. Papa Francesco, accolto dal direttore del Centro e dal direttore della Caritas all’ingresso principale della struttura, nel refettorio ha incontrato circa cinquanta persone (bambini e genitori). L’incontro si è svolto in un’atmosfera estremamente familiare e gioiosa, che ha avuto per protagonisti i bimbi. Alcuni di loro provengono dalla Siria e dall’Iraq. Toccante è stata  la consegna al Papa dei disegni: un dono che il Santo Padre ha apprezzato molto, così come anche il coro dei bambini  – dai sei ai dieci anni – che ha accompagnato tutta la visita. Bergoglio ha lasciato un’icona della Madonna, questo a dire la fondamentale presenza di Maria, della maternità, in un luogo di così grande sofferenza, ma anche di speranza (ciò che è, in realtà, questo centro di accoglienza per profughi).

Il Papa ha sottolineato,  che i bambini ci aiutano sempre a comprendere meglio quello che succede. Un cammino certamente doloroso  di questi bambini, delle loro famiglie nello sfuggire alla guerra, alla miseria, nel lasciare la loro patria e cercare di inserirsi in altre aree del mondo, ma anche un senso di speranza, ha specificato Papa Francesco. Il Papa ha, poi, lanciato un messaggio forte: “Oggi il mondo dei migranti e dei rifugiati è un po’ una croce, una croce dell’umanità, e la croce è tanta gente che soffre”.

Precedentemente, nel suo discorso alle autorità e alla società civile bulgare, a Sofia, alla presenza del presidente della Repubblica Rumen Radev, il Papa ha ricordato: “A voi, che conoscete il dramma dell’emigrazione, mi permetto di suggerire di non chiudere gli occhi, non chiudere il cuore e non chiudere la mano – come è nella vostra tradizione – a chi bussa alle vostre porte”.

L’accoglienza dei profughi a Vrazhdebna – di diverse nazionalità – è stata davvero calorosa. Vi sono state immagini commoventi di abbracci con il Papa, di uomini, donne, bambini. E’ stata molto suggestiva anche la testimonianza della volontaria della Caritas che ha introdotto questo momento, sottolineando come loro con molta semplicità ogni giorno lavorino per l’integrazione: insegnando la lingua, la lingua bulgara, quella inglese, cercando di vivere quotidianamente quello che il Papa ci dice sempre, cioè l’accoglienza, l’integrazione e l’accompagnamento di queste persone che soffrono.

Rammentiamo che il Centro profughi di Vrazhdebna è stato apertonel 2013, nel vecchio edificio di una ex scuola della periferia di Sofia. E’ uno dei tre siti per i rifugiati della capitale bulgara, oltre ai campi di Ovcha Kupel e di Voenna Rampa. A prendersi cura dei profughi sono le organizzazioni internazionali, la Caritas e le Ong locali. La Croce Rossa bulgara (finanziata dalla Federazione internazionale e dalla Croce rossa svizzera), distribuisce cibo, kit igienici e assistenza ai bambini. Da parte sua, la Caritas porta avanti anche in questo contesto il programma Share the journey, promosso dal Papa. In questo centro di accoglienza, con l’aiuto dell’Agenzia statale per i Profughi, assieme al Catholic Relief Services e all’Unicef, sono state avviate delle iniziative e delle attività, volte ad aiutare le persone che intendono integrarsi nella società bulgara.

Fino al 2012, la Bulgaria non era una meta privilegiata per il flusso dei migranti.  Tra il 2013 al 2015, tuttavia – in virtù della chiusura della rotta balcanica attraverso la Macedonia – vi è  stato un ingente aumento del 1.300%. L’Agenzia di Stato bulgara per i rifugiati, nel 2016, ha registrato 19.000 richieste di protezione internazionale. Un numero che ha sicuramente disorientato la gestione delle strutture di accoglienza del Paese, adatte soltanto a ricevere circa 5.000 rifugiati in sei strutture. Rientrata l’emergenza, nel 2018, la diminuzione di migranti clandestini è stata dell’85% rispetto agli anni precedenti.

La prima tappa della seconda giornata di Papa Francesco, che si è recato nei giorni scorsi in visita in Bulgaria, ha interessato il Centro di accoglienza profughi di Vrazhdebna. Papa Francesco, accolto dal direttore del Centro e dal direttore della Caritas all’ingresso principale della struttura, nel refettorio ha incontrato circa cinquanta persone (bambini e genitori). L’incontro si è svolto in un’atmosfera estremamente familiare e gioiosa, che ha avuto per protagonisti i bimbi. Alcuni di loro provengono dalla Siria e dall’Iraq. Toccante è stata la consegna al Papa dei disegni: un dono che il Santo Padre ha apprezzato molto, così come anche il coro dei bambini – dai sei ai dieci anni – che ha accompagnato tutta la visita. Bergoglio ha lasciato un’icona della Madonna, questo a dire la fondamentale presenza di Maria, della maternità, in un luogo di così grande sofferenza, ma anche di speranza (ciò che è, in realtà, questo centro di accoglienza per profughi).

Il Papa ha sottolineato, che i bambini ci aiutano sempre a comprendere meglio quello che succede. Un cammino certamente doloroso di questi bambini, delle loro famiglie nello sfuggire alla guerra, alla miseria, nel lasciare la loro patria e cercare di inserirsi in altre aree del mondo, ma anche un senso di speranza, ha specificato Papa Francesco. Il Papa ha, poi, lanciato un messaggio forte: “Oggi il mondo dei migranti e dei rifugiati è un po’ una croce, una croce dell’umanità, e la croce è tanta gente che soffre”.

Precedentemente, nel suo discorso alle autorità e alla società civile bulgare, a Sofia, alla presenza del presidente della Repubblica Rumen Radev, il Papa ha ricordato: “A voi, che conoscete il dramma dell’emigrazione, mi permetto di suggerire di non chiudere gli occhi, non chiudere il cuore e non chiudere la mano – come è nella vostra tradizione – a chi bussa alle vostre porte”.

L’accoglienza dei profughi a Vrazhdebna – di diverse nazionalità – è stata davvero calorosa. Vi sono state immagini commoventi di abbracci con il Papa, di uomini, donne, bambini. È stata molto suggestiva anche la testimonianza della volontaria della Caritas che ha introdotto questo momento, sottolineando come loro con molta semplicità ogni giorno lavorino per l’integrazione: insegnando la lingua, la lingua bulgara, quella inglese, cercando di vivere quotidianamente quello che il Papa ci dice sempre, cioè l’accoglienza, l’integrazione e l’accompagnamento di queste persone che soffrono.

Rammentiamo che il Centro profughi di Vrazhdebna è stato apertonel 2013, nel vecchio edificio di una ex scuola della periferia di Sofia. È uno dei tre siti per i rifugiati della capitale bulgara, oltre ai campi di Ovcha Kupel e di Voenna Rampa. A prendersi cura dei profughi sono le organizzazioni internazionali, la Caritas e le Ong locali. La Croce Rossa bulgara (finanziata dalla Federazione internazionale e dalla Croce Rossa svizzera) distribuisce cibo, kit igienici e assistenza ai bambini. Da parte sua, la Caritas porta avanti anche in questo contesto il programma Share the journey, promosso dal Papa. In questo centro di accoglienza, con l’aiuto dell’Agenzia statale per i Profughi, assieme al Catholic Relief Services e all’Unicef, sono state avviate delle iniziative e delle attività, volte ad aiutare le persone che intendono integrarsi nella società bulgara.

Fino al 2012, la Bulgaria non era una meta privilegiata per il flusso dei migranti.  Tra il 2013 al 2015, tuttavia – in virtù della chiusura della rotta balcanica attraverso la Macedonia – vi è stato un ingente aumento del 1.300%. L’Agenzia di Stato bulgara per i rifugiati, nel 2016, ha registrato 19.000 richieste di protezione internazionale. Un numero che ha sicuramente disorientato la gestione delle strutture di accoglienza del Paese, adatte soltanto a ricevere circa 5.000 rifugiati in sei strutture. Rientrata l’emergenza, nel 2018, la diminuzione di migranti clandestini è stata dell’85% rispetto agli anni precedenti.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri