A Nairobi, in Kenya, si è tenuta la quarta Assemblea delle Nazioni Unite sull’ambiente.

A Nairobi, in Kenya, si  è tenuta  la quarta Assemblea delle Nazioni Unite sull’ambiente.

 L’Onu è l’Organizzazione delle Nazioni Unite – intergovernativa a carattere internazionale – nata il 24 ottobre 1945 (successivamente alla fine della seconda guerra mondiale).

 Ad aderire, con l’entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni Unite, furono 193 Stati del mondo, sul totale dei 196 riconosciuti sovrani.

L’assemblea sull’ambiente ha avuto inizio con la emblematica bandiera azzurra a mezz’asta, in segno di lutto, ed un minuto di silenzio osservato all’apertura di ciascuna riunione, per la tragedia del Boeing 737 della Ethiopian Airlines (avvenuta l’11 marzo 2019),  in cui sono morte 157 persone, tra cui 19 dipendenti Onu.

I delegati di 193 Stati membri dell’Onu, ministri, rappresentanti di Ong (Organizzazioni non governative) e amministratori di multinazionali si  sono confrontati sulle tematiche ambientali, con l’obiettivo di incrementare sforzi ed energie per salvare il pianeta dal cambiamento climatico e dall’eccessivo sfruttamento delle risorse. Altri argomenti le nuove tecnologie e in particolare della geo-ingegneria, considerate soluzioni alternative all’eccessiva produzione di Co2 (anidrite carbonica), di riduzione dei consumi, di spreco alimentare e dell’inquinamento marino da plastiche di ogni tipo.

Anche il Santo Padre (costantemente attento al tema del rispetto della “Casa comune”, cui ha dedicato l’Enciclica ‘”Laudato si”, qualche  giorno fa,  accogliendo in Vaticano i partecipanti alla Conferenza su religioni e sviluppo sostenibile), ha sottolineato quanto fosse necessaria una sorta di “conversione ecologica” del mondo attuale.

Il WWF (la più grande organizzazione mondiale impegnata nella conservazione della natura) ha lanciato una mobilitazione internazionale gridando il motto “Plastic Free Oceans” –  fuori la plastica dai nostri mari: il tutto per velocizzare il più possibile la totale eliminazione dei prodotti di plastica monouso sia in Europa,  che in Italia.

Le problematiche trattate all’evento di Nairobi  hanno riguardato tutti i problemi ambientali: dal clima, alla biodiversità, al sovrasfruttamento delle risorse, in una modalità coordinata e costruttiva.

 Da quanto emerge dall’ultimo report del WWF, invero, circa cento milioni di tonnellate di plastica, ogni anno, vengono disperse nel mondo e circa nove milioni sono le tonnellate che finiscono annualmente nei nostri Oceani.

A Nairobi, in Kenya, si è tenuta la quarta Assemblea delle Nazioni Unite sull’ambiente.

 L’Onu è l’Organizzazione delle Nazioni Unite – intergovernativa a carattere internazionale – nata il 24 ottobre 1945 (successivamente alla fine della Seconda guerra mondiale).

 Ad aderire, con l’entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni Unite, furono 193 Stati del mondo, sul totale dei 196 riconosciuti sovrani.

L’assemblea sull’ambiente ha avuto inizio con la emblematica bandiera azzurra a mezz’asta, in segno di lutto, ed un minuto di silenzio osservato all’apertura di ciascuna riunione, per la tragedia del Boeing 737 della Ethiopian Airlines (avvenuta l’11 marzo 2019), in cui sono morte 157 persone, tra cui 19 dipendenti Onu.

I delegati di 193 Stati membri dell’Onu, ministri, rappresentanti di Ong (Organizzazioni non governative) e amministratori di multinazionali si sono confrontati sulle tematiche ambientali, con l’obiettivo di incrementare sforzi ed energie per salvare il pianeta dal cambiamento climatico e dall’eccessivo sfruttamento delle risorse. Altri argomenti le nuove tecnologie e in particolare della geo-ingegneria, considerate soluzioni alternative all’eccessiva produzione di Co2 (anidrite carbonica), di riduzione dei consumi, di spreco alimentare e dell’inquinamento marino da plastiche di ogni tipo.

Anche il Santo Padre (costantemente attento al tema del rispetto della “Casa comune”, cui ha dedicato l’Enciclica ‘”Laudato si”, qualche giorno fa, accogliendo in Vaticano i partecipanti alla Conferenza su religioni e sviluppo sostenibile) ha sottolineato quanto fosse necessaria una sorta di “conversione ecologica” del mondo attuale.

Il WWF (la più grande organizzazione mondiale impegnata nella conservazione della natura) ha lanciato una mobilitazione internazionale gridando il motto “Plastic Free Oceans” – fuori la plastica dai nostri mari: il tutto per velocizzare il più possibile la totale eliminazione dei prodotti di plastica monouso sia in Europa, che in Italia.

Le problematiche trattate all’evento di Nairobi hanno riguardato tutti i problemi ambientali: dal clima, alla biodiversità, al sovra sfruttamento delle risorse, in una modalità coordinata e costruttiva.

 Da quanto emerge dall’ultimo report del WWF, invero, circa cento milioni di tonnellate di plastica, ogni anno, vengono disperse nel mondo e circa nove milioni sono le tonnellate che finiscono annualmente nei nostri Oceani.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri