L’immigrazione in Europa è aumentata significativamente dal 2015. L’Unione Europea è sempre in costante attività per affrontare nel modo migliore questa crisi senza precedenti. Negli ultimi anni, invero milioni di persone sono arrivati in Europa in fuga dai conflitti, dal terrore e dalle persecuzioni che imperversano nei loro paesi di origine. Basti pensare che delle prime 1,2 milioni domande di asilo presentate in Europa nel 2016, oltre un quarto provenivano dalla Siria, ormai devastata dalla guerra. Ed anche in Afghanistan e Iraq i civili sono costantemente minacciati dai gruppi di ribelli estremisti.

A marzo 2016 l’Unione europea e il governo turco hanno raggiunto un accordo per inviare in Turchia tutti i migranti irregolari che la attraversano per arrivare alle isole greche. Dal  maggio del 2016, pertanto, si è verificato un ingente aumento del numero di migranti che attraversano il Mediterraneo dall’Africa verso le coste italiane.

La crisi dei migranti in Europa ha messo in evidenza le carenze del Sistema europeo comune di asilo.

Oltre un anno fa, a novembre 2017 gli eurodeputati hanno approvato la posizione del Parlamento sulla riforma del sistema di Dublino, che statuisce il paese responsabile per le domande di asilo.  Anche il Parlamento europeo ha sempre partecipato ai lavori per adottare nuove misure per la gestione dell’immigrazione clandestina, per il potenziamento dei controlli delle frontiere e per la creazione di un sistema più efficace di raccolta e archiviazione delle informazioni su coloro che entrano nell’UE.

Posto che il regolamento di Dublino ha contribuito a lasciare a paesi di confine come Grecia e Italia la gran parte del carico delle crisi migratorie degli ultimi anni, oltre ad una radicale riforma del sistema, il Parlamento europeo chiede di rendere più efficaci le verifiche alle frontiere e migliorare la capacità degli Stati membri di monitorare le persone che entrano in Europa. Gli eurodeputati, in buona sostanza, intendono porre in essere delle regole europee chiare per distinguere fra immigrati e rifugiati, in modo da assicurare un trattamento corretto dei richiedenti asilo, facendo anche in modo che ogni Stato membro contribuisca equamente alla ridistribuzione dei rifugiati.

Il 2018 è stato un anno in cui il tema dei migranti è stato cruciale nel dibattito politico sia italiano che europeo. Navi bloccate in mezzo al mare, porti chiusi e giochi di forza tra stati europei, il tutto sulla pelle di coloro che il mare lo devono affrontare con l’illusione di una nuova e migliore vita. Considerando l’insieme delle coste europee, nell’ultimo anno sono giunti 138.882 migranti (nel 2017 sono arrivate 172.301 persone). Per quanto riguarda l’Italia, il 2018 è stato un anno in cui le migrazioni nel Mediterraneo sono sensibilmente calate. Dall’inizio del 2018 sono stati 16.566 i migranti sbarcati in Italia, il 79,07% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando ne arrivarono 79.154. Sono i dati resi noti dal Viminale, aggiornati al 28 giugno, dai quali arriva la conferma di un calo drastico degli arrivi, con il dodicesimo mese consecutivo in cui si registra un calo.

L’ultimo picco negli sbarchi si è infatti esattamente nel giugno del 2017, quando in un solo mese sbarcarono 23.526 persone.

Mentre calano in Italia però, aumentano in Spagna. In terra iberica, infatti, nel 2018 sono giunte più di 64mila persone cioè 37mila in più del 2017.

In tema di migrazioni nel Mediterraneo c’è un altro Stato che accoglie più persone dell’Italia. Si tratta della Grecia che nel 2018 ha visto giungere sulle sue coste circa 33mila persone, vale a dire tremila in più dell’anno precedente. In Grecia sono arrivati principalmente afghani (27,7%), siriani (24,4%) e iraqueni (18%).

Per dovere di cronaca, si evidenzia che 2.297 persone  nelle coste europee non ci sono mai arrivate. Prendendo in considerazione solamente ilMediterraneo centrale, quindi la rotta che dalla Libia dovrebbe giungere in linea d’aria a Malta o nelle coste Italiane, sono state 1.311 le persone che sono rimaste in mare, un numero di certo inferiore ai 2.872 morti riscontrati nel 2017 ma con un tasso di mortalità molto più elevato. Nel 2018 cinque persone su 100 (5,6%) hanno perso la vita nel nostro mare, nel tentativo di  raggiungere l’Italia.

Ad avviso del Ministero dell’Interno, le quote 2019 dovrebbero ricalcare, in grandi linee, quelle 2018. Dei 30.850 posti, più della metà sono riservati ai lavoratori stagionali, quelli impiegati per lo più nelle aziende agricole per le stagioni del raccolto e che – perlomeno in teoria – alla fine del contratto dovrebbero lasciare il Paese. Il restante  sono per i lavori non stagionali, ma anche qui la fascia più ingente (poco meno di diecimila) è riservata alle riconversioni in permessi di lavoro di altre tipologie di permessi. Particolare attenzione viene data per salvare dall’espulsione i tanti minori non accompagnati (che compiono 18 anni), ovvero le migliaia di immigrati, i più integrati, che lavorano già con la protezione umanitaria ottenuta con le vecchie regole.

L’immigrazione in Europa è aumentata significativamente dal 2015. L’Unione Europea è sempre in costante attività per affrontare nel modo migliore questa crisi senza precedenti. Negli ultimi anni, invero milioni di persone sono arrivati in Europa in fuga dai conflitti, dal terrore e dalle persecuzioni che imperversano nei loro paesi di origine. Basti pensare che delle prime 1,2 milioni domande di asilo presentate in Europa nel 2016, oltre un quarto provenivano dalla Siria, ormai devastata dalla guerra. Ed anche in Afghanistan e Iraq i civili sono costantemente minacciati dai gruppi di ribelli estremisti.

A marzo 2016 l’Unione europea e il governo turco hanno raggiunto un accordo per inviare in Turchia tutti i migranti irregolari che la attraversano per arrivare alle isole greche. Dal maggio del 2016, pertanto, si è verificato un ingente aumento del numero di migranti che attraversano il Mediterraneo dall’Africa verso le coste italiane.

La crisi dei migranti in Europa ha messo in evidenza le carenze del Sistema europeo comune di asilo.

Oltre un anno fa, a novembre 2017 gli eurodeputati hanno approvato la posizione del Parlamento sulla riforma del sistema di Dublino, che statuisce il paese responsabile per le domande di asilo.  Anche il Parlamento europeo ha sempre partecipato ai lavori per adottare nuove misure per la gestione dell’immigrazione clandestina, per il potenziamento dei controlli delle frontiere e per la creazione di un sistema più efficace di raccolta e archiviazione delle informazioni su coloro che entrano nell’UE.

Posto che il regolamento di Dublino ha contribuito a lasciare a paesi di confine come Grecia e Italia la gran parte del carico delle crisi migratorie degli ultimi anni, oltre ad una radicale riforma del sistema, il Parlamento europeo chiede di rendere più efficaci le verifiche alle frontiere e migliorare la capacità degli Stati membri di monitorare le persone che entrano in Europa. Gli eurodeputati, in buona sostanza, intendono porre in essere delle regole europee chiare per distinguere fra immigrati e rifugiati, in modo da assicurare un trattamento corretto dei richiedenti asilo, facendo anche in modo che ogni Stato membro contribuisca equamente alla ridistribuzione dei rifugiati.

Il 2018 è stato un anno in cui il tema dei migranti è stato cruciale nel dibattito politico sia italiano che europeo. Navi bloccate in mezzo al mare, porti chiusi e giochi di forza tra stati europei, il tutto sulla pelle di coloro che il mare lo devono affrontare con l’illusione di una nuova e migliore vita. Considerando l’insieme delle coste europee, nell’ultimo anno sono giunti 138.882 migranti (nel 2017 sono arrivate 172.301 persone). Per quanto riguarda l’Italia, il 2018 è stato un anno in cui le migrazioni nel Mediterraneo sono sensibilmente calate. Dall’inizio del 2018 sono stati 16.566 i migranti sbarcati in Italia, il 79,07% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando ne arrivarono 79.154. Sono i dati resi noti dal Viminale, aggiornati al 28 giugno, dai quali arriva la conferma di un calo drastico degli arrivi, con il dodicesimo mese consecutivo in cui si registra un calo.

L’ultimo picco negli sbarchi si è infatti esattamente nel giugno del 2017, quando in un solo mese sbarcarono 23.526 persone.

Mentre calano in Italia però, aumentano in Spagna. In terra iberica, infatti, nel 2018 sono giunte più di 64mila persone cioè 37mila in più del 2017.

In tema di migrazioni nel Mediterraneo c’è un altro Stato che accoglie più persone dell’Italia. Si tratta della Grecia che nel 2018 ha visto giungere sulle sue coste circa 33mila persone, vale a dire tremila in più dell’anno precedente. In Grecia sono arrivati principalmente afghani (27,7%), siriani (24,4%) e iraqueni (18%).

Per dovere di cronaca, si evidenzia che 2.297 persone nelle coste europee non ci sono mai arrivate. Prendendo in considerazione solamente ilMediterraneo centrale, quindi la rotta che dalla Libia dovrebbe giungere in linea d’aria a Malta o nelle coste Italiane, sono state 1.311 le persone che sono rimaste in mare, un numero di certo inferiore ai 2.872 morti riscontrati nel 2017 ma con un tasso di mortalità molto più elevato. Nel 2018 cinque persone su 100 (5,6%) hanno perso la vita nel nostro mare, nel tentativo di raggiungere l’Italia.

Ad avviso del Ministero dell’Interno, le quote 2019 dovrebbero ricalcare, in grandi linee, quelle 2018. Dei 30.850 posti, più della metà sono riservati ai lavoratori stagionali, quelli impiegati per lo più nelle aziende agricole per le stagioni del raccolto e che – perlomeno in teoria – alla fine del contratto dovrebbero lasciare il Paese. Il restante è per i lavori non stagionali, ma anche qui la fascia più ingente (poco meno di diecimila) è riservata alle riconversioni in permessi di lavoro di altre tipologie di permessi. Particolare attenzione viene data per salvare dall’espulsione i tanti minori non accompagnati (che compiono 18 anni), ovvero le migliaia di immigrati, i più integrati, che lavorano già con la protezione umanitaria ottenuta con le vecchie regole.

Avv. Jacopo Pitorri