Il 2 marzo 2019, decine di migliaia di persone (gli organizzatori parlano di più di 250mila) si sono ritrovate a Milano per prendere parte alla manifestazione antirazzista “People – prima le persone”, che ha sfilato nel centro della città per chiedere “inclusione, pari opportunità e una democrazia reale per un Paese senza discriminazioni, senza muri e senza barriere”. Si è trattato del secondo appuntamento, dopo la marcia dei centomila del 20 maggio 2017, che riportava la sigla “Insieme senza muri”.

Il  2 marzo 2019, decine di migliaia di  persone (gli organizzatori parlano di più di 250mila) si sono ritrovate a Milano per prendere parte alla manifestazione antirazzista “People –  prima le persone”, che ha sfilato nel centro del città per chiedere “inclusione, pari opportunità e una democrazia reale per un Paese senza discriminazioni, senza muri e senza barriere”. Si è trattato del secondo appuntamento, dopo la marcia dei centomila del 20 maggio 2017, che riportava la sigla “Insieme senza muri”.

A marciare pacificamente, tra la musica ad alto volume, slogan e tanti colori, vi erano famiglie, giovani, adulti e anziani provenienti principalmente da Milano, oltre che da altre città del nord Italia e perfino da centro e sud del Paese. Sparsi per il corteo, tra circa una decina di carri ed una moltitudine di bandiere con i colori della pace,tra la musica diffusa ad alto volume da una decina di carri e dalle bande e dai gruppi musicali sparsi per tutto il lungo corteo, e sotto centinaia di bandiere con i toni della pace ( e non bandiere politiche ), hanno sfilato insieme con diversi migranti e con le comunità straniere di Milano, anche politici ed esponenti a capo di associazioni, organizzazioni, movimenti, gruppi e collettivi che si occupano di migranti, diritti civili, pacifismo (le Acli, l’Arci, Amnesty, Legambiente, Comunità di Sant’Egidio, Caritas diocesana, Cgil, Cisl Uil). Anche le “mamme per la pelle”, giunte da tutta Italia con i loro figli adottivi, hanno attraversato le vie di Milano, riunite dietro lo striscione “il mondo che vogliamo è una storia a colori”.

A dire degli organizzatori la manifestazione è stata organizzata “per dire no alla politica della paura e alla cultura della discriminazione”, e chiedere “una politica fondata sull’affermazione dei diritti umani, sociali e civili, contro diseguaglianza, sfruttamento e precarietà”, e “un mondo che metta al centro le persone”.

Non sono mancate le bandiere della Ong Sea Watch. La nave, al momento, si trova a Marsiglia per ragioni di manutenzione, dopo aver lasciato Catania la scorsa settimana, con l’intento, però, di tornare per mare a metà marzo.

Il Sindaco di Milano, che ha espresso meritevoli pensieri riguardo la manifestazione, ha sottolineato che in un “momento di grande cambiamento per il Paese è questa la nostra visione di Italia”. E ancora “A livello di società ci troviamo a uno spartiacque. Da qui, da Milano può ripartire un’idea diversa d’Italia”.

Il 2 marzo 2019, decine di migliaia di persone (gli organizzatori parlano di più di 250mila) si sono ritrovate a Milano per prendere parte alla manifestazione antirazzista “People – prima le persone”, che ha sfilato nel centro della città per chiedere “inclusione, pari opportunità e una democrazia reale per un Paese senza discriminazioni, senza muri e senza barriere”. Si è trattato del secondo appuntamento, dopo la marcia dei centomila del 20 maggio 2017, che riportava la sigla “Insieme senza muri”.

A marciare pacificamente, tra la musica ad alto volume, slogan e tanti colori, vi erano famiglie, giovani, adulti e anziani provenienti principalmente da Milano, oltre che da altre città del nord Italia e perfino da centro e sud del Paese. Sparsi per il corteo, tra circa una decina di carri ed una moltitudine di bandiere con i colori della pace, tra la musica diffusa ad alto volume da una decina di carri e dalle bande e dai gruppi musicali sparsi per tutto il lungo corteo, e sotto centinaia di bandiere con i toni della pace ( e non bandiere politiche ), hanno sfilato insieme con diversi migranti e con le comunità straniere di Milano, anche politici ed esponenti a capo di associazioni, organizzazioni, movimenti, gruppi e collettivi che si occupano di migranti, diritti civili, pacifismo (le ACLI, l’ARCI, Amnesty, Legambiente, Comunità di Sant’Egidio, Caritas Diocesana, CGIL, CISL UIL). Anche le “mamme per la pelle”, giunte da tutta Italia con i loro figli adottivi, hanno attraversato le vie di Milano, riunite dietro lo striscione “il mondo che vogliamo è una storia a colori”.

A dire degli organizzatori la manifestazione è stata organizzata “per dire no alla politica della paura e alla cultura della discriminazione”, e chiedere “una politica fondata sull’affermazione dei diritti umani, sociali e civili, contro diseguaglianza, sfruttamento e precarietà”, e “un mondo che metta al centro le persone”.

Non sono mancate le bandiere della ONG Sea Watch. La nave, al momento, si trova a Marsiglia per ragioni di manutenzione, dopo aver lasciato Catania la scorsa settimana, con l’intento, però, di tornare per mare a metà marzo.

Il Sindaco di Milano, che ha espresso meritevoli pensieri riguardo la manifestazione, ha sottolineato che in un “momento di grande cambiamento per il Paese è questa la nostra visione di Italia”. E ancora “A livello di società ci troviamo a uno spartiacque. Da qui, da Milano può ripartire un’idea diversa d’Italia”.

Avvocato Jacopo Maria Pitorri