In meno di un giorno quello che stava per tramutarsi in un nuovo caso Diciotti è giunto all’epilogo. Si tratta della nave Mare Jonio, della ong italiana Mediterranea Saving Humans, arrivata a Lampedusa dopo aver soccorso in acque internazionali, a quarantadue miglia dalle coste libiche, cinquanta persone che si trovavano a bordo di un gommone in avaria, che imbarcava acqua. Sulla nave vi erano anche dodici minori, in mare da due giorni. I migranti hanno toccato terra urlando “liberté! Liberté!”, sbarcando tutti in condizioni piuttosto stabili, ma estremamente provati e con problemi di disidratazione. Il primo a scendere è stato un minore africano, avvolto da una sciarpa bianca, seguito da altri fanciulli. Una cornice palesemente toccante, con protagonisti i migranti e coloro che erano pronti ad accoglierli in porto, che applaudivano con evidente enfasi.

 Prima dello sbarco era anche salito a bordo il medico del Poliambutorio di Lampedusa, per accertarsi delle condizioni dei naufraghi.

Anche i membri dell’equipaggio della nave Mare Jonio sono sbarcati, senza che in quel momento venisse notificato loro alcun provvedimento, fatta eccezione per la convocazione in caserma del comandante della nave.

Il Viminale ha poi  comunicato che la Guardia di Finanza avrebbe proceduto al sequestro della nave Mare Jonio.

 Al comandante della Mare Jonio, pertanto, la Guardia di Finanza ha notificato il sequestro probatorio della nave, provvedimento emesso dalla Procura di Agrigento, che aveva disposto lo sbarco dei migranti a bordo, aprendo contestualmente un fascicolo a carico di ignoti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Vi  sono state  persone come il Sindaco di Lampedusa che hanno manifestato sin dall’inizio.  “Il porto è aperto, non ci sono cannoni puntati”, ha dichiarato in mattinata, ricordando che sull’isola gli sbarchi non si sono mai fermati. Ed ha continuato: “Non c’è motivo che non entrino in porto, se sono in difficoltà. Non c’è nessuna ordinanza“. Anche un medico di Lampedusa ha fatto parlare di sé, nella vicenda. Lo stesso, invero, si è straordinariamente prodigato per curare il ventiquattrenne del Gambia, che era stato evacuato per una sospetta polmonite. Ora il ragazzo sta meglio ed è al centro d’accoglienza.

Particolare attenzione meritano le parole del comandante della nave: “Abbiamo persone che non stanno bene, devo portarle al sicuro e ci sono due metri di onda. Io non spengo nessun motore”, rivolgendosi via radio alla motovedetta della Guardia di Finanza che gli intimava di fermarsi. La Ong definisce il capitano della Mare Jonio “un vero capitano. Di professione è pescatore. Per decenni ha navigato in quel tratto di Mediterraneo che accomuna Libia, Italia e Tunisia. Oggi è il comandante della Mare Jonio. Abbandonare esseri umani in mare per un pescatore non è solo reato, è tradimento”.

Avv. Jacopo Pitorri