Il premier Giuseppe Conte, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha di recente risposto ad una missiva inviata alla Comunità di Sant’Egidio, ed alla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI), palesando l’interesse da parte del governo italiano per la proposta di un “corridoio umanitario europeo”, dalla Libia.

I due organismi in questione, negli ultimi anni, con la Tavola valdese, si sono prodigati per creare un modello “funzionante”, quale si è dimostrato quello dei corridoi umanitari, che ha garantito l’accesso legale e sicuro a migliaia di profughi. Grazie all’iniziativa, alla quale ha preso parte negli scorsi anni anche la CEI, e che ha sempre visto il coinvolgimento dei Ministeri dell’Interno e degli Esteri, dal febbraio 2016 sono giunti in Italia, in tutta sicurezza, oltre millecinquecento persone provenienti da Libano, Siria e altri Paesi. Gli ultimi, lo scorso 3 giugno: cinquantotto profughi siriani, tra cui numerosi bambini, “sbarcati” all’aeroporto di Fiumicino. Nato in Italia, quale progetto della società civile, totalmente autofinanziato, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il modello dei corridoi umanitari ha influenzato ulteriori accordi sorti in Francia, Belgio e Andorra, che hanno permesso un arrivo complessivo di oltre duemilacinquecento profughi in Europa, accompagnati, poi, in un processo di integrazione. Non vi è dubbio che si tratti di una prassi buona, efficace, efficiente. L’organizzazione, non governativa Human Rights Watch, nel suo report di gennaio scorso, a seguito di ricerche e sopralluoghi effettuate sul campo, ha definito la Libia “un inferno senza scampo”. E’ necessario creare un ponte con la Libia da dove continuano a giungere le cronache sui centri di detenzione, in cui i migranti versano in condizioni intollerabili e degradanti, esposti al rischio di torture, violenze sessuali, estorsioni e lavori forzati da parte di scafisti e trafficanti. Anche Papa Francesco, ricorda l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha più volte denunciato questi “lager” libici, di cui si è documentato attraverso testimonianze e reportage. In un Angelus dello scorso aprile, il Pontefice ha rivolto addirittura un appello particolare per i profughi, nel Paese nordafricano, sostenendo che “specialmente le donne, i bambini e i malati possano essere al più presto evacuati, attraverso corridoi umanitari”. Da qui la proposta di Sant’Egidio e della FCEI: una nuova via di accesso legale e sicuro, in Europa, per cinquantamila profughi che, tramite un sistema di quote, dovrebbero trovare accoglienza nei Paesi europei, disponibili a partecipare al progetto. Il Presidente del Consiglio, nel condividere il giudizio sulla situazione di “grave e persistente instabilità” della Libia, ha ribadito la necessità di un maggiore impegno comune dei Paesi europei a favore di rifugiati, assicurando la concreta intenzione ad approfondire con i partner dell’Unione la proposta di un “corridoio umanitario europeo” nella “condivisa consapevolezza di dover far fronte, in maniera coordinata, all’attuale emergenza, mediante appropriati strumenti operativi e finanziari”. In altre parole, l’Italia si farebbe carico di una quota di profughi da accogliere, e chiederebbe a tutti i Paesi europei di fare altrettanto. Il presidente della FCEI ha commentato: “L’esposizione in prima persona del premier attesta l’interesse con cui il governo ha recepito la nostra proposta. Ringraziamo il premier per la tempestiva risposta al nostro progetto e confidiamo che, a breve, potranno avviarsi i lavori di un comitato interministeriale, che ne avvii la realizzazione. Come protestanti, siamo già impegnati a chiedere alle nostre chiese sorelle, in Europa, di premere sui loro governi perché sostengano concretamente la proposta italiana. D’altro canto, il Presidente di Sant’Egidio ha affermato che “i corridoi umanitari hanno unito l’Italia in un progetto della società civile, capace di salvare dai trafficanti di morte e di integrare nel tessuto civile e sociale europeo. L’interesse espresso dal Presidente del Consiglio, per un corridoio umanitario europeo dalla Libia, è un importante riconoscimento nei confronti di un modello che ha già dimostrato di funzionare; se realizzato, come auspichiamo, servirà a proteggere chi attualmente, in un Paese afflitto da una guerra civile che non conosce fine, rischia la propria vita ed è sottoposto ogni giorno a torture e vessazioni di ogni tipo”. Tutto ciò porrebbe certamente l’Europa nel ruolo di rilievo che merita nel mondo, con un atto di civiltà in difesa dei diritti umani.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri