Quando, nel 2016, Bruxelles ha sottoscritto un accordo col presidente turco Erdogan, dal valore di sei miliardi di euro, si è dato il via ad una intensa collaborazione di interesse sul fronte dei flussi migratori. Il problema, a quei tempi, riguardava una sorta di invasione di siriani e iracheni, uniti ad afghani, pakistani e bengalesi, riversati sulla costa occidentale della Turchia tra Bodrum, Cesme e Ayvalik, nella provincia di Smirne (pronti a rischiare la vita per superare il tratto di mare che li separava dalle isole greche, da Lesvos a Chios). Ebbene, grazie a quel denaro, l’emergenza in Turchia è rientrata e si è bloccato il flusso di gommoni e natanti, anche grazie alla costruzione di ventisei campi profughi sul confine meridionale, dove sono stati accolti milioni di siriani.

Oggi, tuttavia, il problema si è spostato anche in Marocco, che è stato destinatario da parte di Bruxelles di un investimento di gran lunga inferiore: soli centoquaranta milioni di euro per la gestione dei flussi. Di questi, già trenta sono stati riposti nelle casse del governo di Rabat (all’inizio del 2019), con l’obiettivo di rallentare il passaggio di migranti subsahariani e maghrebini in Spagna, la frontiera sud-occidentale del continente Europa. Conseguentemente a ciò, nei primi quattro mesi di quest’anno, ben oltre settemiladuecento persone hanno compiuto il passaggio in Spagna (duemila in più rispetto allo stesso periodo del 2018, concentrati soprattutto proprio nel mese di gennaio). Da quel momento il flusso si è placato, limitandosi a poche centinaia di migranti. Il governo marocchino, inoltre, ha annunciato di aver respinto venticinquemila persone, e smantellato una cinquantina di reti di trafficanti, che operano nella zona di confine marittimo attorno a Tangeri. Qui vive una comunità, seppur ridotta, di cristiani cattolici e si trova l’arcidiocesi guidata dal vescovo spagnolo Santiago Agrelo Martinez. Un prete, ancor prima che un arcivescovo, in linea con il pensiero di Papa Bergoglio, sul fronte dei migranti.

Costantemente attaccato con duri attacchi, specie sui social, pesanti insulti, minacce di ogni tipo, il prelato prosegue irremovibile la sua opera a favore dei migranti, invitando l’Europa a seguire a seguire il suo esempio.

In un’intervista rilasciata qualche tempo fa ad un portale di notizie spagnolo, Monsignor Santiago Agrelo Martinez ha dichiarato che: “La mia è una strenua difesa, senza se e senza ma, nei confronti dei migranti. Frotte di ragazzi africani in cerca di una speranza, maltrattati e, adesso, pure deportati su ordine del governo spagnolo, con placet dell’Unione europea. Loro sono le vittime, i veri responsabili sono le mafie che lucrano sulla loro disperazione, organizzazioni figlie delle politiche dei governi comunitari. Nei loro confronti si sta commettendo un crimine disumano”.

In Spagna, stante il boom di arrivi nel 2018, anche il governo socialista di Pedro Sanchez ha applicato misure repressive verso i migranti. A migliaia sono stati rimpatriati, senza la possibilità di richiedere la protezione internazionale nell’ottica dei Trattati di Dublino. Col canale libico “messo fuori gioco” dagli accordi tra il nostro governo e quello della Tripolitania di Fayez al-Serraj, i migranti si sono, in parte, spostati lungo l’altra rotta disponibile in Africa.

Solo ad analizzare i numeri, riscontriamo nel concreto tutto questo.  Nel 2018 in Italia sono sbarcati circa ventitremila richiedenti asilo (nel 2016 erano stati centottantamila e centoventimila, l’anno successivo, grazie alle misure dell’allora Ministro degli Interni), un terzo in meno rispetto alla Spagna che ne ha accolti oltre sessantamila.

Il denaro elargito da Bruxelles a Rabat servirà per respingere i circa duecentomila africani che si riversano ad ovest dell’Europa. Al riguardo, il capo del Dipartimento per il controllo dei confini e della migrazione del Marocco ha annunciato che i fondi ricevuti dall’Unione Europea hanno consentito di bloccare gli assalti alle recinzioni delle due barriere di separazione in terra marocchina, Ceuta e Melilla. 

Tuttavia, qualche giorno fa, in cinquantadue sono riusciti a scavalcare quelle di Melilla e, dunque, ad entrare in Europa. A Ceuta, una manciata di chilometri da Tangeri, le cose hanno iniziato a cambiare dopo il maxi-assalto del luglio 2018, con oltre seicento migranti (provenienti, soprattutto, dalla Guinea), accolti poi nel centro di transito della città-porto franco.

Certo è che a Tangeri, sotto i portali della cattedrale, con a capo Monsignor Agrelo, una quarantina di migranti indifesi, a turno, trovano accoglienza in questo sacerdote, che regala solidarietà, giustizia, libertà, unite all’uso di bagno e docce e di un pasto al giorno. Un’alternativa di non poco conto, rispetto a quella di vivere in strada, sulle panchine delle piazze, in mezzo ai cespugli.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri