In molti lo sanno, in tanti lo dicono, lo testimoniano, lo raccontano. La Libia, ad oggi, è un vero inferno. Un luogo che non si può descrivere, posto che va vissuto sulla propria pelle. Solo in questo modo, forse, ci si può rendere conto di ciò che accade, in un Paese non lontano dal nostro.

Dal nuovo rapporto diffuso nei giorni scorsi da Oxfam Italia (organizzazione non profit, volta alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo), l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri fa presente che è emerso che l’84% delle persone intervistate ha dichiarato di avere subito trattamenti inumani, tra cui violenze brutali e torture. Oltre ciò, il 74% ha raccontato di aver assistito all’omicidio, ovvero alla tortura di un compagno di viaggio. L’80% ha subito la privazione di acqua e cibo, mentre il 70% è stato imprigionato in luoghi di detenzione ufficiali o non ufficiali. Dal report “L’inferno al di là del mare”, pertanto, emerge chiaramente come, in Libia, più di quattro profughi su cinque subiscano violenze di ogni genere, detenzioni illegali, stupri e torture. 

Le squadre di MSF (Medici senza Frontiere), inoltre, hanno comunicato che ci sono diversi civili intrappolati nei combattimenti che si stanno svolgendo a Tripoli. Tra questi sono inclusi centinaia di migranti e rifugiati, bloccati, purtroppo, nei centri di detenzione. Attualmente sono, ormai, moltissime le persone che abitano nelle aree del conflitto, costrette alla fuga in altre zone della città. I migranti, in questa drammatica situazione, non hanno alcuna possibilità di fuga. Sono costretti a condizioni pericolose e degradanti; vivono in condizioni disperate e di sofferenza; la loro salute fisica e mentale è estremamente instabile.  Molte delle persone trattenute nei centri sono lì a causa del fatto che la guardia costiera libica  intercetta migranti e rifugiati in mare e  li riporta in Libia. Il conflitto attuale evidenzia che la Libia non è un porto sicuro, dove la protezione di migranti e rifugiati possa essere garantita.

Considerato che nella capitale libica la violenza si è oltremodo intensificata, la situazione per i minori è divenuta a dir poco drammatica. Basti pensare, evidenzia l’Avvocato Pitorri che circa mezzo milione di bambini, a Tripoli, e decine di migliaia nelle aree occidentali, sono a rischio diretto a causa dell’aumentare dei combattimenti. L’Unicef, al riguardo, chiede a tutte le parti in conflitto di proteggere i più piccoli e di astenersi dal commettere violazioni contro i bambini.

Nel campo di concentramento di Tajoura, in Libia, recentemente (per citare un esempio), è stato torturato  con la corrente elettrica  un rifugiato e gli hanno spezzato le gambe. Di lui non si sa più nulla. Non è dato sapere se sia, cioè vivo, o morto. All’interno di questo campo sono attivi dei progetti finanziati dal governo italiano. Nei  centri libici per migranti, tra cui quelli di Triq Al Sika e Triq Al Matar a Tripoli, le ONG, finanziate con soldi pubblici italiani, avrebbero dovuto migliorare le  condizioni di vita dei migranti, fornendo caldaie, kit igienici, assistenza psico-sociale e una clinica mobile. Testimoniano, invece, alcuni migranti, che negli ambienti dove si trovano queste persone si sta al buio, al caldo, in mancanza di cibo. Si è costretti a stare in piedi, per il poco spazio. Non c’è un posto dove dormire. Un vero e proprio incubo. A Triq al Matar pare ci sia un grande capannone con millequattrocento persone. I bagni funzionanti, tuttavia, sono solo due. Avvengono torture continue, che provocano dolore, fino a perdere i sensi, le mani e i piedi vengono legati, si usano catene di ferro per picchiare i rifugiati, oppure i cavi elettrici per far arrivare la corrente direttamente alle caviglie. Racconti incredibili, permeati da tragicità ed orrore, che nessuno di noi vorrebbe più sentire. Ne deriva che, a lungo andare, una tale situazione non possa che degenerare ulteriormente. E’, perciò, necessario che qualcuno ascolti queste persone e si dia da attivi al più presto per far luce sull’attività dei campi libici, al di là delle polemiche e dei contrasti politici, superando le difficoltà, con assunzione cosciente di responsabilità, per cambiare davvero le cose.

                                                                                                                                                                                 Avvocato Iacopo Maria Pitorri