Domenica 26 maggio, in Italia vi sono state le elezioni dei membri del Parlamento Europeo, un’istituzione che rappresenta i popoli dell’Unione europea; l’unica ad essere eletta direttamente dai cittadini dell’Unione.

Sull’isola di Lampedusa, che tutti conosciamo, oltre che per le meraviglie del suo mare, la posizione geografica, anche per essere sovente protagonista di vicende legate ai migranti, è accaduto un evento che merita grande attenzione.  Pietro Bartolo medico e politico italiano, noto per essere, dal 1992, il responsabile delle prime visite a tutti i migranti che sbarcano a Lampedusa, è stato eletto con i voti assegnati alle liste del Partito Democratico, conquistando il seggio nell’europarlamento.

Di contro al propagarsi delle discriminazioni e della xenofobia, pertanto, dall’Italia giunge un grido di speranza: Pietro Bartolo è pronto per trasformare la sua testimonianza nell’isola di Lampedusa in attività politica nel Parlamento di Strasburgo.

Un anno fa il medico ha declinato la proposta di candidarsi in politico, scegliendo di restare a lavorare nel poliambulatorio di Lampedusa per i migranti, a contatto con le persone che soffrono. Per questo ha anche girato l’Italia, al fine di sensibilizzare soprattutto i giovani in merito alle tematiche ad essi connessi.

Bartolo è diventato un personaggio simbolo dell’Italia “che accoglie il prossimo”, in virtù di un film-documento, dal titolo “Fuocoammare”, che è stato vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino e candidato all’Oscar come migliore documentario straniero; la sua storia è raccontata nel libro “Lacrime di sale”.

Cresciuto in una famiglia di pescatori, si è duramente battuto per cambiare il proprio destino e quello della sua isola. Successivamente, nel rispettare la sua missione di medico, ha deciso di vivere in prima persona la grande emergenza umanitaria. E’, invero, da trent’anni che Bartolo cura i migranti che approdano sull’isola siciliana. Si è occupato di oltre trecento naufraghi ed ha ispezionato, purtroppo, centinaia di cadaveri diventando, appunto, il “medico dei migranti”. La sua storia si intreccia con quelle disperate dei migranti, sopravvissuti a terribili viaggi nel deserto, fra violenze e sopraffazioni inimmaginabili, persone che in mare hanno spesso visto morire i loro familiari e, nonostante ciò, non si sono arrese, determinate ad iniziare una nuova esistenza in Europa.

In una recente intervista ai media, Bartolo ha dichiarato: “La mia carriera di medico mi ha messo a contatto in questi trent’anni davanti ai crimini più grandi che si possano commettere contro l’umanità intera. Perché quando violenti una donna, stai violentando l’umanità intera, quando torturi un uomo, stai torturando l’umanità intera. Ecco, la mia “dote”, se così possiamo definirla, è che nessuno debba più vedere quel che sono stato costretto a vedere io. Che si aprano subito i corridoi umanitari. E il Mediterraneo torni ad essere un mare di vita, non di morte”.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri