Una recente notizia dei media ha colpito non poco l’attenzione dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri. Un veliero, con cinquantaquattro pachistani a bordo, è recentemente approdato nel crotonese. Probabilmente proveniente dalle coste turche, è sbarcato nella località di Isola Capo Rizzuto.

Sottolinea l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri (che svolge la sua attività forense anche a favore dei migranti), che non è la prima volta che un episodio del genere interessa la Calabria ionica, esposta evidentemente ai flussi mai interrotti della rotta turca. Gli scafisti, verosimilmente, scelgono questa parte d’Italia per gli approdi auspicando di passare “inosservati”, dando luogo ai cosiddetti “sbarchi fantasma”.

Ad avvistare l’imbarcazione è stato un aereo Roan della Guardia di Finanza. Quando la barca a vela ha iniziato ad andare alla deriva, a largo del crotonese, la Guardia di Finanza, intervenendo, si è resa conto che a bordo c’erano cinquantaquattro migranti:  uomini di nazionalità pachistana, ritenuti in buone condizioni di salute.

Una volta fatti sbarcare in Calabria, i finanzieri, ovviamente, hanno dato il via alle dovute indagini alla ricerca degli scafisti: ciò che ha portato all’arresto di due cittadini russi. I migranti sbarcati hanno confermato la rotta del loro viaggio, affermando di essere partiti dal porto turco di Bodrum.

Fa presente l’Avvocato Pitorri, al riguardo, che un episodio del genere significa che la rotta che parte dalla Turchia è più che mai viva e che un’organizzazione formata da cittadini russi gestisce il relativo flusso di migranti. Pur in passato, tra Turchia e Sicilia orientale, gli approdi che si sono susseguiti hanno interessato per lo più velieri che, il più delle volte, hanno provato a confondersi con le imbarcazioni dei turisti che affollano questa parte del Mediterraneo. Sovente gli scafisti sono riusciti ad evitare l’arresto per questa ragione. Questa volta i due presunti organizzatori del viaggio sono tradotti in carcere, appena dopo l’approdo.

Un evento di questo tipo, inevitabilmente, riaccende polemiche, soprattutto a sfondo politico, posto che  l’Unione Europea, anche l’Italia, paga tre miliardi di Euro all’anno al governo di Ankara, per frenare il flusso migratorio. Un accordo che risale all’epoca della rotta balcanica, ma che certamente impegna la Turchia ad intervenire per bloccare i flussi che coinvolgono Mediterraneo ed Egeo. Se continuano a partire barche a vele, con migranti a bordo (di nazionalità pachistana, siriana, irachena e afghana) vuol dire che qualcuno ha disatteso, e continua a disattendere, quell’accordo.

                                                                                Avvocato Iacopo Maria Pitorri