L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri ha approfondito lo studio della tematica “diritto di asilo”, analizzandola dal punto di vista dell’Unione Europea. È emerso che l’obiettivo della politica dell’UE sia quello di offrire uno status appropriato a qualunque cittadino di un paese terzo, che abbia bisogno di protezione internazionale in uno degli Stati membri. Per raggiungere tale finalità, l’UE sta tentando – ormai da molto tempo – di migliorare il sistema comune europeo di asilo.

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri ha approfondito lo studio della tematica “diritto di asilo”, analizzandola dal punto di vista dell’Unione Europea. E’ emerso che l’obiettivo della politica dell’UE sia quello di offrire uno status appropriato a qualunque cittadino di un paese terzo, che abbia bisogno di protezione internazionale in uno degli Stati membri. Per raggiungere tale finalità, l’UE sta tentando – ormai da molto tempo – di migliorare il sistema comune europeo di asilo.

Per giungere a tale scopo, bisogna chiaramente agire in conformità della Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, nonché del Protocollo del 31 gennaio 1967. Si è, pertanto, tentato di dar vita ad un sistema europeo comune di asilo (CEAS).

L’Avvocato Pitorri precisa che il CEAS è in continua evoluzione/perfezionamento, attraverso il delinearsi di  non poche iniziative legislative e discussioni tra il Parlamento e il Consiglio.

In particolare, dalla fine del 2016, il Parlamento ha raggiunto un accordo provvisorio con il Consiglio, mirando ad una trasformazione dell’EASO da un’agenzia di sostegno dell’UE ad una vera e propria agenzia dell’Unione Europea per l’asilo (EUAA), incaricata di agevolare il funzionamento del CEAS. Questo al fine di assicurare la convergenza nella valutazione delle domande di asilo in tutta l’UE e di monitorare l’applicazione operativa e tecnica del diritto dell’Unione.

Spaziando l’approfondimento svolto dall’Avvocato Pitorri anche a livello mondiale, è stato rilevato che da un paio di anni l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità la dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti. Si tratta di una fondamentale dichiarazione politica volta a migliorare il modo in cui la comunità internazionale risponde ai grandi spostamenti di rifugiati e migranti, nonché a situazioni di presenza prolungata dei rifugiati. Ciò stabilendo, a favore dei rifugiati, azioni specifiche da intraprendere al fine di alleviare la pressione che grava sui paesi ospitanti, accrescimento di autonomia dei rifugiati nei paesi terzi, linee guida per il raggiungimento di soluzioni che prevedono il coinvolgimento di paesi terzi, ovvero l’attuazione delle  condizioni necessarie per consentire il ritorno sicuro e dignitoso dei rifugiati.

Alla luce di quanto sopra detto, nella sua sessione plenaria di aprile 2018, pertanto, il Parlamento europeo ha dichiarato che l’UE e i suoi Stati membri devono assumere un ruolo di guida nei negoziati in corso a livello mondiale, al fine di concordare i due patti, in particolare in considerazione della decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dai negoziati.

Parlando di numeri, l’Avvocato Pitorri, rifacendosi ai dati pubblicati dall’Ufficio Europeo per il sostegno all’asilo, fa presente che  non sussiste più, come in passato uno stato di emergenza.  Nel 2018, invero, sono state presente 634.700 richieste di asilo in Europa. Una cifra pari al 10% in meno a quella del 2017. Circa il 4% delle domande presentate nel 2018, pari a 25.388 richieste inoltrate, ha riguardato minori non accompagnati, soprattutto provenienti da Gambia e Vietnam.

I richiedenti asilo più numerosi sono stati i siriani. Rileva l’EASO che nel 2018 circa 74.800 domande di protezione internazionale sono state presentate da nazionali del Paese mediorientale. Numeri comunque in calo rispetto ai dati del 2017. Ulteriormente si specifica che i tre principali paesi di origine (rappresentanti il 26% di tutte le domande nel 2018) sono stati Afghanistan (45.300 domande), Iraq (42.100 domande), Siria. Tra i primi dieci paesi di origine figurano anche Pakistan (5%), Iran, Nigeria, Turchia, Venezuela (4% ciascuno ), Albania e Georgia (3% ciascuno). Lo scorso anno, inoltre, gli Stati membri dell’Ue hanno emesso circa 593.500 decisioni di prima istanza nel 2018, per l’EASO: un significativo 40% in meno rispetto al 2017. 

Tra le notevoli modifiche del sistema, vi è stata quella inerente la  protezione umanitaria. Precedentemente durava per due anni e dava accesso al lavoro, alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare. Al suo posto  il decreto ha introdotto una serie di permessi speciali (per protezione sociale, per ragioni di salute, per calamità naturale nel paese d’origine), della durata massima di un anno. Numerose disposizioni del decreto hanno contribuito alla eliminazione della protezione umanitaria, che fino ad oggi era stata assegnata a circa metà dei richiedenti asilo (i quali hanno visto accogliere positivamente la propria domanda). Oggi, comunque, nonostante il decreto Sicurezza l’abbia cancellata, l’Avvocato Pitorri fa presente che le commissioni per l’asilo stanno riprendendo a concederla. I dati del mese di febbraio lo confermano: i rifugiati che hanno ottenuto un permesso umanitario sono  passati dal 2% di gennaio al 28% di febbraio 2019.

La sentenza della Corte di Cassazione n. 11132 del 26 aprile scorso, tra l’altro, ha cambiato completamente lo scenario relativo al diritto di asilo. Chiarisce l’Avvocato Pitorri, al riguardo, che per negare l’asilo a un richiedente bisogna provare che, tornando nel suo Paese, lo stesso non rischierebbe la vita. Sono, quindi, necessarie prove e fonti certe, da prendere in considerazione da parte dei magistrati, per rigettare il ricorso di un migrante che chiede il riconoscimento del diritto di asilo politico. Ciò, dal punto di vista pratico, fa presente l’Avvocato Pitorri, muta completamente le cose posto che la negazione del diritto di asilo non sarà più di così semplice determinazione come è stato finora ma dovrà essere specificamente ponderata e valutata con opportune indagini da parte dei giudici. Se ne deduce che le speranze di molti migranti, al riguardo, tornano a riaccendersi.

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri ha approfondito lo studio della tematica “diritto di asilo”, analizzandola dal punto di vista dell’Unione Europea. È emerso che l’obiettivo della politica dell’UE sia quello di offrire uno status appropriato a qualunque cittadino di un paese terzo, che abbia bisogno di protezione internazionale in uno degli Stati membri. Per raggiungere tale finalità, l’UE sta tentando – ormai da molto tempo – di migliorare il sistema comune europeo di asilo.

Per giungere a tale scopo, bisogna chiaramente agire in conformità della Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, nonché del Protocollo del 31 gennaio 1967. Si è, pertanto, tentato di dar vita ad un sistema europeo comune di asilo (CEAS).

L’Avvocato Pitorri precisa che il CEAS è in continua evoluzione/perfezionamento, attraverso il delinearsi di non poche iniziative legislative e discussioni tra il Parlamento e il Consiglio.

In particolare, dalla fine del 2016, il Parlamento ha raggiunto un accordo provvisorio con il Consiglio, mirando ad una trasformazione dell’EASO da un’agenzia di sostegno dell’UE ad una vera e propria agenzia dell’Unione Europea per l’asilo (EUAA), incaricata di agevolare il funzionamento del CEAS. Questo al fine di assicurare la convergenza nella valutazione delle domande di asilo in tutta l’UE e di monitorare l’applicazione operativa e tecnica del diritto dell’Unione.

Spaziando l’approfondimento svolto dall’Avvocato Pitorri anche a livello mondiale, è stato rilevato che da un paio di anni l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità la dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti. Si tratta di una fondamentale dichiarazione politica volta a migliorare il modo in cui la comunità internazionale risponde ai grandi spostamenti di rifugiati e migranti, nonché a situazioni di presenza prolungata dei rifugiati. Ciò stabilendo, a favore dei rifugiati, azioni specifiche da intraprendere al fine di alleviare la pressione che grava sui paesi ospitanti, accrescimento di autonomia dei rifugiati nei paesi terzi, linee guida per il raggiungimento di soluzioni che prevedono il coinvolgimento di paesi terzi, ovvero l’attuazione delle condizioni necessarie per consentire il ritorno sicuro e dignitoso dei rifugiati.

Alla luce di quanto sopra detto, nella sua sessione plenaria di aprile 2018, pertanto, il Parlamento europeo ha dichiarato che l’UE e i suoi Stati membri devono assumere un ruolo di guida nei negoziati in corso a livello mondiale, al fine di concordare i due patti, in particolare in considerazione della decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dai negoziati.

Parlando di numeri, l’Avvocato Pitorri, rifacendosi ai dati pubblicati dall’Ufficio Europeo per il sostegno all’asilo, fa presente che non sussiste più, come in passato uno stato di emergenza.  Nel 2018, invero, sono state presente 634.700 richieste di asilo in Europa. Una cifra pari al 10% in meno a quella del 2017. Circa il 4% delle domande presentate nel 2018, pari a 25.388 richieste inoltrate, ha riguardato minori non accompagnati, soprattutto provenienti da Gambia e Vietnam.

I richiedenti asilo più numerosi sono stati i siriani. Rileva l’EASO che nel 2018 circa 74.800 domande di protezione internazionale sono state presentate da nazionali del Paese mediorientale. Numeri comunque in calo rispetto ai dati del 2017. Ulteriormente si specifica che i tre principali paesi di origine (rappresentanti il 26% di tutte le domande nel 2018) sono stati Afghanistan (45.300 domande), Iraq (42.100 domande), Siria. Tra i primi dieci paesi di origine figurano anche Pakistan (5%), Iran, Nigeria, Turchia, Venezuela (4% ciascuno), Albania e Georgia (3% ciascuno). Lo scorso anno, inoltre, gli Stati membri dell’Ue hanno emesso circa 593.500 decisioni di prima istanza nel 2018, per l’EASO: un significativo 40% in meno rispetto al 2017. 

Tra le notevoli modifiche del sistema, vi è stata quella inerente la protezione umanitaria. Precedentemente durava per due anni e dava accesso al lavoro, alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare. Al suo posto il decreto ha introdotto una serie di permessi speciali (per protezione sociale, per ragioni di salute, per calamità naturale nel paese d’origine), della durata massima di un anno. Numerose disposizioni del decreto hanno contribuito alla eliminazione della protezione umanitaria, che fino ad oggi era stata assegnata a circa metà dei richiedenti asilo (i quali hanno visto accogliere positivamente la propria domanda). Oggi, comunque, nonostante il decreto Sicurezza l’abbia cancellata, l’Avvocato Pitorri fa presente che le commissioni per l’asilo stanno riprendendo a concederla. I dati del mese di febbraio lo confermano: i rifugiati che hanno ottenuto un permesso umanitario sono passati dal 2% di gennaio al 28% di febbraio 2019.

La sentenza della Corte di Cassazione n. 11132 del 26 aprile scorso, tra l’altro, ha cambiato completamente lo scenario relativo al diritto di asilo. Chiarisce l’Avvocato Pitorri, al riguardo, che per negare l’asilo a un richiedente bisogna provare che, tornando nel suo Paese, lo stesso non rischierebbe la vita. Sono, quindi, necessarie prove e fonti certe, da prendere in considerazione da parte dei magistrati, per rigettare il ricorso di un migrante che chiede il riconoscimento del diritto di asilo politico. Ciò, dal punto di vista pratico, fa presente l’Avvocato Pitorri, muta completamente le cose posto che la negazione del diritto di asilo non sarà più di così semplice determinazione come è stato finora ma dovrà essere specificamente ponderata e valutata con opportune indagini da parte dei giudici. Se ne deduce che le speranze di molti migranti, al riguardo, tornano a riaccendersi.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri