Da un approfondito accertamento di verifica di dati ed avvenimenti, ad opera dell’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale -, è emerso che negli ultimi anni gli sbarchi di migranti sulle nostre coste si sono progressivamente  ridotti.

Da un approfondito accertamento di verifica di dati ed avvenimenti, ad opera dell’ISPI –  Istituto per gli Studi di Politica Internazionale -, è emerso che negli ultimi anni gli sbarchi di migranti sulle nostre coste si sono progressivamente  ridotti.

 Tuttavia l’Italia e l’Europa sono ancora coinvolte nelle  problematiche connesse all’arrivo dei migranti.

I dati forniti dall’ISPI  riportano: nei primi quattro mesi del 2018 sono sbarcati in Italia circa 9.300 migranti, il 75% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017, pur tenendo conto del fatto che gli sbarchi iniziano a crescere solo da aprile e raggiungono un picco tra giugno e agosto, seguendo un certo trend stagionale. Ne deriva che l’andamento degli sbarchi nel mese di aprile può dunque essere considerato un primo avviso di quanti arrivi potrebbero essere registrati nel corso di tutto l’anno. Dalla metà di luglio, nel periodo dell’anno in cui solitamente si registrano più arrivi si è verificato un ulteriore calo degli sbarchi.

Anche se il numero di richieste d’asilo in Italia è notevolmente aumentato dal 2014, fino alla prima metà del 2017, influendo non poco sul sistema d’asilo italiano, non si  può che considerare che dalla seconda metà del 2017, invece, vi è stato un ingente calo di richieste esaminate (indubbiamente connesso al calo degli sbarchi avvenuto nello stesso periodo).

Tra domande presentate ed esaminate  vi è ancora un numero consistente di richieste d’asilo ancora da evadere: se a gennaio 2014 queste ultime erano meno di 15.000, all’inizio del 2018 sfioravano le 150.000.

L’Organizzazione mondiale per le migrazioni ha rilevato che  tra gennaio e marzo 2018, il già alto rischio della traversata lungo la rotta del Mediterraneo centrale è quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (dal 3,3% al 5,8%).

Tale aumento sembra dipendere prevalentemente  dalle condizioni meteorologiche invernali.

Per ciò che concerne i rimpatri, va segnalato che l’Italia  tra il 2013 e il 2017 ha rimpatriato il 20% dei migranti a cui è stato intimato di lasciare il territorio.

Le ragioni per cui l’Italia non ha un numero elevato di  rimpatri degli immigrati regolari che ricevono un decreto di espulsione non sono  assolutamente da ricercare nell’inefficienza del sistema o nelle negligenze degli attori coinvolti.

Uno dei problemi maggiori per il nostro paese è strettamente legato alla nazionalità delle persone che ricevono l’ordine di tornare nel paese d’origine.

L’Italia,  ha emesso decreti di espulsione per lo più nei confronti di persone con nazionalità africana (49% Nordafrica; 18% Africa subsahariana).

Un migrante umanitario ha diritto a un’accoglienza e ad un’assistenza dignitosa che prosegue per tutto il periodo di permanenza all’interno del sistema di accoglienza e per la quale lo Stato italiano sostiene dei costi notevoli.

Da ultimo va ricordato che tra il 1990 e oggi la popolazione subsahariana è raddoppiata, passando da 500 milioni di persone a 1 miliardo, e i migranti internazionali provenienti dalla regione sono aumentati del 67%, da 15 a 25 milioni. Questo significa che l’aumento dei migranti in Africa sub sahariana procede di pari passo con  l’aumento della popolazione. A cambiare, tuttavia, sono state le regioni di destinazione: mentre nel 1990 meno del 10% si spostava fuori dall’Africa subsahariana, oggi la quota di chi esce dalla regione supera il 40%.

Per il futuro le Nazioni Unite prevedono che gli abitanti dell’Africa subsahariana raddoppieranno ancora, dal 1 miliardo del 2017 a 2,2 miliardi nel 2050. Se la propensione a lasciare il proprio paese restasse la stessa degli ultimi anni (il 2,5% della popolazione), il numero di migranti internazionali provenienti dall’Africa subsahariana crescerebbe da 24 a 54 milioni. Se restasse invariata anche la predisposizione a raggiungere l’Europa, di questi 30 milioni di migranti in più, circa 7,5 milioni arriverebbero in Europa entro il 2050: si tratta di circa 220.000 persone all’anno, equivalenti all’1,5% della popolazione dell’Ue e al 12% della popolazione italiana.

Da un approfondito accertamento di verifica di dati ed avvenimenti, ad opera dell’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale -, è emerso che negli ultimi anni gli sbarchi di migranti sulle nostre coste si sono progressivamente  ridotti.

 Tuttavia l’Italia e l’Europa sono ancora coinvolte nelle problematiche connesse all’arrivo dei migranti.

I dati forniti dall’ISPI riportano: nei primi quattro mesi del 2018sono sbarcati in Italia circa 9.300 migranti, il 75% in menorispetto allo stesso periodo del 2017, pur tenendo conto del fatto che gli sbarchi iniziano a crescere solo da aprile e raggiungono un picco tra giugno e agosto, seguendo un certo trend stagionale. Ne deriva che l’andamento degli sbarchi nel mese di aprile può dunque essere considerato un primo avvisodi quanti arrivi potrebbero essere registrati nel corso di tutto l’anno. Dalla metà di luglio, nel periodo dell’anno in cui solitamente si registrano più arrivi si è verificato un ulteriorecalo degli sbarchi.

Anche se il numero di richieste d’asiloin Italia è notevolmente aumentato dal 2014, fino alla prima metà del 2017, influendo non poco sul sistema d’asilo italiano, non si  può che considerare che dalla seconda metà del 2017, invece, vi è stato un ingente calo di richieste esaminate (indubbiamente connesso al calo degli sbarchi avvenuto nello stesso periodo).

Tra domande presentate ed esaminate  vi è ancora un numero consistente dirichieste d’asilo ancora da evadere: se a gennaio 2014 queste ultime erano meno di 15.000, all’inizio del 2018 sfioravano le 150.000.

L’Organizzazione mondiale per le migrazioni ha rilevato che  tra gennaio e marzo 2018, il già alto rischiodella traversata lungo la rotta del Mediterraneo centraleè quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (dal 3,3% al 5,8%).

Tale aumento sembra dipendere prevalentemente  dalle condizioni meteorologiche invernali.

Per ciò che concerne i rimpatri, va segnalato che l’Italia  tra il 2013 e il 2017 ha rimpatriato il 20%dei migranti a cui è stato intimato di lasciare il territorio.

Le ragioni per cui l’Italia non ha un numero elevato di  rimpatri degli immigrati regolari che ricevono un decreto di espulsione non sono assolutamente da ricercare nell’inefficienza del sistema o nelle negligenze degli attori coinvolti.

Uno dei problemi maggiori per il nostro paese è strettamente legato alla nazionalità delle persone che ricevono l’ordine di tornare nel paese d’origine.

L’Italia,  ha emesso decreti di espulsione per lo più nei confronti di persone con nazionalità africana(49% Nordafrica; 18% Africa subsahariana).

Un migrante umanitario ha diritto a un’accoglienza e ad un’assistenza dignitosa che prosegue per tutto il periodo di permanenza all’interno del sistema di accoglienza e per la quale lo Stato italiano sostiene dei costi notevoli.

Da ultimo va ricordato che tra il 1990 e oggi la popolazione subsahariana è raddoppiata, passando da 500 milioni di persone a 1 miliardo, e i migranti internazionali provenienti dalla regione sono aumentati del 67%, da 15 a 25 milioni. Questo significa che l’aumento dei migranti in Africa sub sahariana procede di pari passo con  l’aumento della popolazione. A cambiare, tuttavia, sono state le regioni di destinazione: mentre nel 1990 meno del 10% si spostava fuori dall’Africa subsahariana, oggi la quota di chi esce dalla regione supera il 40%.

Per il futuro le Nazioni Unite prevedono che gli abitanti dell’Africa subsahariana raddoppieranno ancora, dal 1 miliardo del 2017 a 2,2 miliardi nel 2050. Se la propensione a lasciare il proprio paese restasse la stessa degli ultimi anni (il 2,5% della popolazione), il numero di migranti internazionali provenienti dall’Africa subsahariana crescerebbe da 24 a 54 milioni. Se restasse invariata anche la predisposizione a raggiungere l’Europa, di questi 30 milioni di migranti in più, circa 7,5 milioni arriverebbero in Europa entro il 2050: si tratta di circa 220.000 persone all’anno, equivalenti all’1,5% della popolazione dell’Ue e al 12% della popolazione italiana.

Avv. Pitorri