Quando si accenna ai diversi dibattiti sull’immigrazione, vi è chi vede l’accoglienza come una sorta di business, chi, invece, pensa a solidarietà, aiuto ed ospitalità, dando valore esclusivamente all’aspetto umano.

Quando si accenna ai diversi dibattiti sull’immigrazione, vi è chi vede l’accoglienza come una sorta di business, chi, invece, pensa a solidarietà, aiuto ed ospitalità, dando valore esclusivamente all’aspetto umano.

Le cooperative, le associazioni ed anche non poche società a responsabilità limitata, negli ultimi anni hanno partecipato ai vari bandi, sorti per la gestione dei richiedenti asilo. Al di là delle ragioni che hanno spinto tali compagini verso i migranti, negli ultimi tempi le stesse confederazioni recriminano  che è venuto a mancare l’utile di impresa, ovvero il guadagno.

In particolare, in Emilia Romagna, le sezioni di Legacoopsociali, Confcooperative e Agci Solidarietà, dopo aver dato validità ai “principi inalienabili di solidarietà, rispetto e promozione” presenti nell’accordo per “un’accoglienza rispettosa dei diritti e delle persone accolte e dei lavoratori”, hanno fermamente criticato  i tagli effettuati dal Viminale, che hanno portato il costo a migrante da trentacinque a venti euro al giorno. E’ stato riesaminato, invero, il capitolato delle gare di appalto per “la fornitura di beni e servizi per la gestione e il funzionamento” dei centri di prima accoglienza. L’obiettivo è quello di eliminare sprechi biasimati anche dalla Corte dei Conti, garantendo, però, “i servizi primari e la dignità della persona, secondo le regole europee”.

Il pensiero delle coop è ben lontano. Ad avviso delle tre associazioni firmatarie dell’accordo, difatti, il nuovo schema del capitolato ridurrebbe la qualità dei servizi forniti ai migranti, con il rischio di disperdere il patrimonio etico e materiale della buona accoglienza. Non sarebbe più previsto, cioè, l’orientamento formativo e lavorativo, l’insegnamento della lingua italiana, il sostegno nell’accesso ai servizi sanitari e sociali, la presa in carico psico – sociale per le situazioni vulnerabili. Resterebbero, in buona sostanza, soltanto “vitto e alloggio”.

Vi è, tuttavia, una ragione dietro tale decisione : non solo, infatti, sono molteplici casi di servizi pagati dallo Stato e mai veramente elargiti dalle cooperative varie. Ma anche perché  risulta oltremodo paradossale che lo Stato debba investire sull’erogazione di servizi non essenziali a richiedenti asilo che, nel 70% dei casi, non otterranno mai lo status di rifugiato. Quindi, si ritiene che chi voleva arricchirsi con l’immigrazione, non troverà più conveniente interessarsi dei migranti e a lavorare nel mondo dell’accoglienza resteranno solamente i veri volontari, coloro che sono mossi da nobili ideali, scevri da secondi fini.

Ne deriva che le cooperative associate a Legacoopsociali, Confcooperative e Agci Solidarietà stanno seriamente pensando di non partecipare a eventuali gare di appalto, indette sulla base del nuovo schema di capitolato. La motivazione non riguarda più solo la riduzione dello standard di personale (che produce effetti negativi sulle condizioni di lavoro), tantomeno la presunta “compressione di diritti della persona accolta”, a causa dell’assenza di “servizi qualificati” per i migranti. Le associazioni asseriscono che il problema è anche, e soprattutto, di tipo economico. Tant’è vero che le coop lamentano che “la stima dei costi medi di riferimento” non prevede né costi aziendali, né “costi indispensabili per la manutenzione delle strutture e la fornitura di farmaci e prestazioni sanitarie non coperte dal SSN”.

Oltre ciò, nota di non poco conto, non sono nemmeno previsti utili di impresa, e tantomeno spese generali,  cioè non è assolutamente previsto il guadagno di chi si occupa di immigrati.

Quando si accenna ai diversi dibattiti sull’immigrazione, vi è chi vede l’accoglienza come una sorta di business, chi, invece, pensa a solidarietà, aiuto ed ospitalità, dando valore esclusivamente all’aspetto umano.

Le cooperative, le associazioni ed anche non poche società a responsabilità limitata, negli ultimi anni hanno partecipato ai vari bandi, sorti per la gestione dei richiedenti asilo. Al di là delle ragioni che hanno spinto tali compagini verso i migranti, negli ultimi tempi le stesse confederazioni recriminano che è venuto a mancare l’utile di impresa, ovvero il guadagno.

In particolare, in Emilia Romagna, le sezioni di Legacoopsociali, Confcooperative e Agci Solidarietà, dopo aver dato validità ai “principi inalienabili di solidarietà, rispetto e promozione” presenti nell’accordo per “un’accoglienza rispettosa dei diritti e delle persone accolte e dei lavoratori”, hanno fermamente criticato  i tagli effettuati dal Viminale, che hanno portato il costo a migrante da trentacinque a venti euro al giorno. È stato riesaminato, invero, il capitolato delle gare di appalto per “la fornitura di beni e servizi per la gestione e il funzionamento” dei centri di prima accoglienza. L’obiettivo è quello di eliminare sprechi biasimati anche dalla Corte dei Conti, garantendo, però, “i servizi primari e la dignità della persona, secondo le regole europee”.

Il pensiero delle coop è ben lontano. Ad avviso delle tre associazioni firmatarie dell’accordo, difatti, il nuovo schema del capitolato ridurrebbe la qualità dei servizi forniti ai migranti, con il rischio di disperdere il patrimonio etico e materiale della buona accoglienza. Non sarebbe più previsto, cioè, l’orientamento formativo e lavorativo, l’insegnamento della lingua italiana, il sostegno nell’accesso ai servizi sanitari e sociali, la presa in carico psico – sociale per le situazioni vulnerabili. Resterebbero, in buona sostanza, soltanto “vitto e alloggio”.

Vi è, tuttavia, una ragione dietro tale decisione : non solo, infatti, sono molteplici casi di servizi pagati dallo Stato e mai veramente elargiti dalle cooperative varie. Ma anche perché risulta oltremodo paradossale che lo Stato debba investire sull’erogazione di servizi non essenziali a richiedenti asilo che, nel 70% dei casi, non otterranno mai lo status di rifugiato. Quindi, si ritiene che chi voleva arricchirsi con l’immigrazione, non troverà più conveniente interessarsi dei migranti e a lavorare nel mondo dell’accoglienza resteranno solamente i veri volontari, coloro che sono mossi da nobili ideali, scevri da secondi fini.

Ne deriva che le cooperative associate a Legacoopsociali, Confcooperative e Agci Solidarietà stanno seriamente pensando di non partecipare a eventuali gare di appalto, indette sulla base del nuovo schema di capitolato. La motivazione non riguarda più solo la riduzione dello standard di personale (che produce effetti negativi sulle condizioni di lavoro), tantomeno la presunta “compressione di diritti della persona accolta”, a causa dell’assenza di “servizi qualificati” per i migranti. Le associazioni asseriscono che il problema è anche, e soprattutto, di tipo economico. Tant’è vero che le coop lamentano che “la stima dei costi medi di riferimento” non prevede né costi aziendali, né “costi indispensabili per la manutenzione delle strutture e la fornitura di farmaci e prestazioni sanitarie non coperte dal SSN”.

Oltre ciò, nota di non poco conto, non sono nemmeno previsti utili di impresa, e tantomeno spese generali, cioè non è assolutamente previsto il guadagno di chi si occupa di immigrati.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri