Lo scorso 5 ottobre 2018 è entrato in vigore il cosiddetto Decreto Sicurezza (la Legge 1° dicembre 2018, n. 132 recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica”).

Lo scorso  5 ottobre 2018 è entrato in vigore il cosiddetto Decreto Sicurezza (la Legge 1 dicembre 2018, n. 132 recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica”).

Da quel momento, pertanto,  le commissioni per l’asilo politico hanno cominciato a ridurre le concessioni. A dicembre, infatti, solo il 3% dei richiedenti asilo ha ottenuto la protezione umanitaria. A gennaio, soltanto il 2% .

Il Decreto Sicurezza, fin dall’inizio, ha scatenato critiche e polemiche. Di contro a chi lo ha considerato come un miglioramento per la sicurezza dei cittadini, rendendo più efficace la gestione dell’immigrazione, vi è chi  invece ha sostenuto che lo stesso sia incostituzionale e che generi effetti controproducenti (facendo inevitabilmente aumentare il numero di stranieri in situazioni di irregolarità nel nostro Paese, con, quindi, effetti opposti a quelli auspicati).

Tra le notevoli modifiche del sistema, vi è stata quella inerente la  protezione umanitaria. Precedentemente durava per due anni e dava accesso al lavoro, alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare. Al suo posto  il decreto ha introdotto una serie di permessi speciali (per protezione sociale, per ragioni di salute, per calamità naturale nel paese d’origine), della durata massima di un anno. Numerose disposizioni del decreto hanno contribuito alla eliminazione della protezione umanitaria, che fino ad oggi era stata assegnata a circa metà dei richiedenti asilo (i quali hanno visto accogliere positivamente la propria domanda). Oggi, comunque, nonostante il decreto l’abbia cancellata, le commissioni per l’asilo stanno riprendendo a concederla. I dati del mese di febbraio lo confermano: i rifugiati che hanno ottenuto un permesso umanitario sono  passati dal 2% di gennaio al 28% di febbraio 2019.

Va evidenziato che il 19 febbraio scorso è stata depositata la sentenza della Corte di Cassazione con cui i giudici hanno riconosciuto che l’abrogazione del permesso per motivi umanitari – voluta dal governo – riguarda solamente coloro che hanno fatto domanda di asilo dopo il 5 ottobre 2018, data di entrata in vigore del provvedimento. Stando ai primi dati pubblicati online dal Viminale, degli oltre seimila richiedenti asilo, esaminati a febbraio, 425 hanno ottenuto lo status di rifugiati, 274 la protezione sussidiaria e ben 1.821 (il 28%) l’umanitaria. Un dato decisamente notevole. Successivamente è stato precisato dal Viminale che le nuove concessioni, stando al nuovo dato, sarebbero invece ferme a quota 112.

Lo scorso 5 ottobre 2018 è entrato in vigore il cosiddetto Decreto Sicurezza (la Legge 1° dicembre 2018, n. 132 recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica”).

Da quel momento, pertanto, le commissioni per l’asilo politico hanno cominciato a ridurre le concessioni. A dicembre, infatti, solo il 3% dei richiedenti asilo ha ottenuto la protezione umanitaria. A gennaio, soltanto il 2%.

Il Decreto Sicurezza, fin dall’inizio, ha scatenato critiche e polemiche. Di contro a chi lo ha considerato come un miglioramento per la sicurezza dei cittadini, rendendo più efficace la gestione dell’immigrazione, vi è chi invece ha sostenuto che lo stesso sia incostituzionale e che generi effetti controproducenti (facendo inevitabilmente aumentare il numero di stranieri in situazioni di irregolarità nel nostro Paese, con, quindi, effetti opposti a quelli auspicati).

Tra le notevoli modifiche del sistema, vi è stata quella inerente alla protezione umanitaria. Precedentemente durava per due anni e dava accesso al lavoro, alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare. Al suo posto il decreto ha introdotto una serie di permessi speciali (per protezione sociale, per ragioni di salute, per calamità naturale nel paese d’origine), della durata massima di un anno. Numerose disposizioni del decreto hanno contribuito alla eliminazione della protezione umanitaria, che fino ad oggi era stata assegnata a circa metà dei richiedenti asilo (i quali hanno visto accogliere positivamente la propria domanda). Oggi, comunque, nonostante il decreto l’abbia cancellata, le commissioni per l’asilo stanno riprendendo a concederla. I dati del mese di febbraio lo confermano: i rifugiati che hanno ottenuto un permesso umanitario sono passati dal 2% di gennaio al 28% di febbraio 2019.

Va evidenziato che il 19 febbraio scorso è stata depositata la sentenza della Corte di Cassazione con cui i giudici hanno riconosciuto che l’abrogazione del permesso per motivi umanitari – voluta dal governo – riguarda solamente coloro che hanno fatto domanda di asilo dopo il 5 ottobre 2018, data di entrata in vigore del provvedimento. Stando ai primi dati pubblicati online dal Viminale, degli oltre seimila richiedenti asilo, esaminati a febbraio, 425 hanno ottenuto lo status di rifugiati, 274 la protezione sussidiaria e ben 1.821 (il 28%) l’umanitaria. Un dato decisamente notevole. Successivamente è stato precisato dal Viminale che le nuove concessioni, stando al nuovo dato, sarebbero invece ferme a quota 112.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri