L’art. 2 della nostra Carta Costituzionale enuncia che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” Il termine “solidarietà”, che può essere inteso sotto molteplici sfaccettature, è stato più volte utilizzato anche dal nostro Presidente della Repubblica. Anche nell’ultima cerimonia di consegna degli attestati d’onore di Alfieri della Repubblica ai ragazzi minorenni, che si sono distinti come costruttori della comunità, il Capo dello Stato ha sostenuto che “la solidarietà è l’impalcatura della convivenza”.

Ebbene, fa emergere l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, da questa semplice parola, che racchiude un grande significato, deriva la condivisione di idee e propositi, le responsabilità, gli intenti, i rapporti di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività, in ragione della loro appartenenza a una società medesima, con comunanza di interessi ed obiettivi.

Sotto il profilo umano, parlando di solidarietà, molto spesso, pensiamo ad un sentimento di comunione ei attenzione nei riguardi del prossimo. Se, per citare un esempio, prendiamo in considerazione una coppia, viene da sé che dalla unione della stessa deriva condivisione e solidarietà. Quando, tuttavia, finisce la storia, sorgono degli inevitabili scontri, che fanno dimenticare la solidarietà che fino a poco prima aveva permeato le due persone unite.

In politica, invece, con il termine solidarietà si vuole intendere la unione di più parti per il raggiungimento degli stessi obiettivi. Quando, tuttavia, emergono divergenze, ciò non è più possibile e quello che è il rispetto per i bisogni della collettività, lascia, purtroppo, spazio alle necessità individuali.

Dalla solidarietà non può che derivare rispetto e condivisione. Quando, tuttavia, non si è più in accordo, venendo a mancare, molto spesso, queste ultime due componenti, inevitabilmente viene soppressa anche la solidarietà. Al fine di ovviare a tale situazione, si fa spesso ricorso, oggi, alla mediazione. Si tratta di un utile strumento per gestire al meglio i conflitti (familiari, civili), donando nuovamente alle parti la capacità di riaprire i canali di comunicazione, ponendo al centro la persona, al di là di una sterile visione individualista, ricreando la possibilità di dare il giusto valore alle persone e facendo crescere il senso della solidarietà in modo spontaneo. La mediazione consiste nell’attività professionale, svolta da un terzo imparziale, finalizzata ad assistere due o più soggetti, sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa. Tramite l’attività del mediatore, in buona sostanza, le parti vengono aiutate per raggiungere un determinato obbiettivo.

L’Avvocato Pitorri specifica che il mediatore, generalmente, nel suo essere al di sopra delle parti, non esprime giudizio alcuno, non rivela a nessuno ciò di cui è a conoscenza, non giudica l’operato delle parti, atteso che il suo compito è accogliere e consigliare, non esprimere valutazioni. Lavora sul presente e sul futuro (che sono ancora da definire). Non impone soluzioni sue, posto che ha per obiettivo quello di ascoltare le parti ed aiutarle a trovare una soluzione personalizzata, giusta per le loro specifiche esigenze. Provvede a stimolare le parti, al fine di risolvere al meglio una data situazione. Svolge, cioè, un ruolo fondamentale nella società.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri