Il Venezuela vive, attualmente, una situazione estremamente difficile. Riunitosi il Consiglio di Sicurezza ONU, ciò che è emerso è davvero spaventoso, se possibile reso ancora più drammatico dai dati riportati da UNHCR (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, per la loro protezione internazionale ed assistenza materiale) e da OIM (l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, fondata nel 1951). Al riguardo, anche l’ultimo report emerso da Human Rights Watch (l’organizzazione non governativa internazionale, che si occupa della difesa dei diritti umani) non è dei più rassicuranti.

Circa sette milioni di persone, in Venezuela, necessitano di assistenza umanitaria. Più specificamente, il 24% della popolazione ha urgente bisogno di cure e protezione. I più vulnerabili sono i disabili e le donne in gravidanza. Il 94% degli abitanti vive in condizioni di povertà. Le importazioni di cibo sono crollate dal 75% al 66% e vi è una disponibilità sempre più limitata di acqua potabile. La capitale venezuelana Caracas (oltre ad almeno altri 19 stati del Venezuela) è rimasta nuovamente anche senza corrente elettrica. Lo Stato venezuelano è stato colpito dall’ennesimo blackout di portata nazionale.

Sono quasi quattro milioni i venezuelani che hanno lasciato il Paese (l’80% dei quali è partito tra il 2015 e l’inizio del 2019). Sono oltre 20 i Paesi dell’America Latina colpiti dal flusso di popolazione. Si stima, inoltre, che saranno ancora cinque milioni i venezuelani che entro la fine dell’anno lasceranno lo Stato della parte settentrionale dell’America Latina, noto, tra l’altro, oltre che per la sua meravigliosa costa caraibica, anche per le Ande.

Ulteriormente, secondo il rapporto di Human Rights Watch, concorrono alla crisi un sistema sanitario al collasso, la mancanza di adeguata copertura vaccinale (che ha portato, solo per citare un esempio, ad oltre duemilatrecento casi di morbillo registrati dal giugno 2017, nonché all’aumento di casi di malaria e di altre malattie), ed una crisi nutrizionale che coinvolge adulti e bambini. Il report evidenzia come un terzo degli operatori del sistema sanitario abbiano abbandonato il Paese.

Secondo l’Onu bisogna fare di più per questo Stato in evidente difficoltà.

Il Vicepresidente degli Stati Uniti ha annunciato che Washington stanzierà altri sessanta milioni di dollari in assistenza umanitaria, comunicando, però, che “gli Stati Uniti continueranno ad esercitare pressione economica e diplomatica per promuovere una transizione pacifica verso la democrazia, ma tutte le opzioni sono ancora sul tavolo”.

Dal canto suo l’ambasciatore venezuelano, rivolgendosi alla stampa, ha contestato tanto l’istanza degli Stati Uniti, quanto quella di Human Rights Watch. In merito all’eventuale riconoscimento di un nuovo governo, e, dunque, di una nuova delegazione venezuelana alle Nazioni Unite, ha chiarito che la Carta prevede l’opzione della sospensione dello status di membro su proposta sì del Consiglio di Sicurezza, ma su delibera dell’Assemblea Generale, dove è convinto che la maggioranza degli Stati sosterrebbe la causa del Venezuela.

In un momento di caos politico ed economico, comunque, stante i numeri a dir poco preoccupanti, non vi è dubbio che la popolazione venezuelana sta pagando il prezzo più alto.

Avv. Iacopo Pitorri